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  30/03/2020 - 20:57

 

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Scanner - musica
 


Bruce Springsteen
The Rising
[Columbia 2002]
Il Boss, l'America e l'11 settembre

 




                     di Paolo Boschi


Nato nel New Jersey nel 1949, Bruce Springsteen come nessun altro è riuscito a dipingere uno straordinario affresco delle mille contraddizioni del sogno americano. Da un artista completo (cantante, autore, chitarrista) come il "Boss" era lecito attendersi un album di reazione dopo l'attentato alle Twin Towers che l'11 settembre 2001 ha scosso il mondo intero. Reazione cui Springsteen non si è sottratto, riallacciando nell'occasione il fil rouge interrotto nel 1987 con la E Street Band, il suo naturale gruppo di supporto: il risultato sono le quindici tracce di The Rising, un disco che affronta anche l'11 settembre, certo - basta ascoltare in merito Empty Sky, You're missing, My city of ruins o Into the fire -, ma più che altro che, invece di rispondere ad una strage con slancio patriottico, racconta. Racconta l'America che soffre, racconta storie di dolore universale, racconta di uomini caduti in cerca di una ragione per andare avanti. The Rising è una tavolozza in cui Springsteen dipinge usando variegati colori d'umanità, racconta e viaggia verso la speranza. Perché il tratto distintivo del Boss, il suo punto di forza e l'apice della sua arte, è sempre stato questo: raccontare la gente comune, affrontare il mosaico di luci ed ombre della realtà, tratteggiare schegge di verità. In tal senso The Rising non tradisce minimamente. L'apertura è affidata ad un dittico di grande impatto costituito dalla movimentata Lonesone Day e dal minimalistico lirismo della splendida Into the fire, un blues da brividi acustici e di sapore rurale. Il secondo picco emotivo su grande scala è senza dubbio Empty Sky, una rock ballad energica e ruvida: il cielo aperto lasciato da due torri crollate metafora del dolore per chi è rimasto sepolto tra le macerie lasciando un vuoto incolmabile nella vita delle persone che gli orbitavano intorno. Sulla stessa linea ma sviluppata su una melodia di dolente accettazione anche You're missing. La gemma più ritmata di The Rising è invece la title track, un inno alla speranza, l'ideale ambientazione sonora per lasciare andare a briglia sciolta tutto il vigore rock della E Street Band. D'obbligo segnalare anche My city of ruins, una ballata intensa da far male, scritta prima del fatidico 11 settembre 2001 ma divenuta famosa perché Springsteen la interpretò al Telethon americano del 21 settembre, quando il brano si accordava (tragicamente) a perfezione con  l'atmosfera opprimente ed oscura che ancora avvolgeva New York. Altri brani saldamente inquadrati nella tradizione springsteniana sono l'intrigante pop rock di Waiting on a sunny day, la trascinante vena di Countin’ on a miracle, il teso groove di Further on (Up the Road) ed il non indispensabile raggio di sole offerto da Mary's place. L’album presenta anche il curioso esperimento orientaleggiante di Worlds apart, eseguito con una band pakistana (che canta in qawwali) capeggiata da Asif Ali Khan. The Rising nel complesso può definirsi l'ennesimo capolavoro della straordinaria carriera di Springsteen, nonostante qualche smagliatura qua e là: nel suo caso del cantautore americano anche le imperfezioni e gli eventuali eccessi contribuiscono a far quadrare il cerchio di un disco emozionante e capace di regalare nuove sfumature ad ogni ascolto, un disco che va dritto allo stomaco passando per il cuore. D'altra parte lui può permettersi anche questo: in fondo ci sarà pure un motivo perché lo conosciamo come il "Boss", l'unica rockstar coerente da una vita, uno dei pochi artisti a misura d'uomo che il variegato mondo dello showbiz possa ancora annoverare.

Bruce Springsteen, The Rising [Columbia 2002]

Voto 8 

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