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  15/12/2017 - 15:00

 

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Scanner - musica
 


Gorillaz
Demon Days
Un disco delizioso e fresco
[Emi 2005]

 




                     di Paolo Boschi


A bene e consumo di chi ignora la genesi dei Gorillaz, ricorderemo come all'inizio del 2001 l'irresistibile singolo Clint Eastwood spuntò dal nulla iniziando a scalare le classifiche. Autori dell'exploit i Gorillaz, appunto, una band 'virtuale' che, dietro lo schermo delle immagini animate dal cartoonist britannico Jamie Hewlett, nascondeva il produttore e DJ Dan The Automator nonché il cantante e compositore Damon Albarn, in libera uscita dai suoi Blur in crisi di idee.

 Il coloratissimo concetto visivo di supporto al gruppo (videoclip e progetti multimediali vari) si associa a meraviglia alla sua felicissima mescolanza di pop, elettronica e hip-hop. Il risultato è che quattro anni dopo il progetto sta sempre in piedi anche se in cabina di produzione Dan The Automator ha lasciato la sua sedia a Danger Mouse, noto per l'assemblamento 'illegale' del Grey album, miscela del “White album” beatlesiano col Black album di Jay-Z. L'opera seconda gorillaziana, che già nel titolo ammicca il suo cantante latente, può contare su un nutrito stuolo di ospiti di qualità: Neneh Cherry, Ike Turner (già consorte di Tina), i De La Soul, il London Community Gospel Choir, Roots Manuva, Shaun Ryder (già negli Happy Mondays) e l'attore Dennis Hopper, che appunto recita in Fire coming out of a monkey's head. Nella ricca tracklist corre l'obbligo di segnalare almeno l'avvolgente Last living souls, i singoli Fell Good Inc. e Dare, intriganti quanto contagiosi, ed infine due canzoni tipicamente bluriane come Green world e El manana. Dopo Clint Eastwood qui non poteva mancare neppure Dirty Harry, con tanto di cori bianchi stile Pink Floyd annacquati nell'hip-hop. Il gruppo virtuale di Albarn & Co. ha colpito ancora con un disco delizioso e fresco come quello del fortunato esordio.

Gorillaz, Demon Days [Emi 2005]

Voto 8 

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