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  10/02/2012 - 17:40

 

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Scanner - musica
 


Alessandro Benvenuti
Storie di Zio Birillo
Gioca col jazz, rock, la canzone d’autore (e acide amenità)
L’attore regista torna cantautore

 




                     di Tommaso Chimenti


Da un po’ di tempo canta. E lo fa con gusto. Dopo aver dato tanto alla prosa, con la trilogia della Famiglia Gori, si dedica alle corde vocali. L’incontro con la Banda Improvvisa ha aperto, o meglio riaperto, riportato alla luce il primo amore, la vena cantautoriale che da sempre abita e si agita dentro Alessandro Benvenuti. In quest’ultima versione però niente a che vedere né con “Benvenuti all’Improvvisa” né con Capodiavolo, né ancora con il rifacimento del deandriano Storie di un impiegato. Qui la materia arriva dal profondo, è roba sua, si sente da come la maneggia, da come la estrae dal cilindro, dal cappello del baule di Houdini degli anni andati, trascorsi sulle guance grigie così come i capelli. Un po’ Bobo Rondelli, un po’ Guccini. Le rime ansiose, quelle astiose, quelle malinconiche, quelle melanconiche, le panoramiche su un mondo andato, quello di paese, e le facce, i visi, i volti, quell’allegra tristezza che tratteggia i ricordi velati di passato e gioventù, quella voce che quasi si rompe quando riaffiorano “il babbo e la mamma che ho già sotterrato”. Quindici tagli, quindici scorci, i Quindici come la vecchia enciclopedia fanciullesca ed adolescenziale che insegnava ad affrontare lo studio, la vita, le parole. I testi sono pieni, con le stilettate da toscanaccio che sennò che Benvenuti sarebbe: “Unire l’utero al dilettevole”. Si ride, perché no. Grondano autobiografismo questi versi messi in musica: e s’arrabbia e s’accalora e s’infervora e s’accapiglia in quest’affresco che dal paesino dove è nato arriva fino ad abbracciare l’Italia intera. A tratti un po’ Benigni, altre Renzo Arbore. Gioca, ci gioca tra il jazz (la rassegna che lo ospita si chiama “Jazzato” a San Paolo alla Croce sopra il Galluzzo), il rock martellante e dirompente da battimano e l’intimista sciantoso e con charme che apre il cuore. E’ vero e si sente, riesce a passare il magma di emozioni, riesce a trasmetterle, a trasferirle come per osmosi mettendo in circolo quella sana robustezza di sentimenti e contenuti, a volte un po’ acidi ma sempre, se non ottimisti, almeno positivi. Che la vita è bella, è come se urlasse, anche se c’è un Dio opprimente e un Berlusconi da cappa, cappuccio e bavaglio morale.

Voto 7 

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