Due degli artisti più geniali della scena contemporanea sono protagonisti questa
settimana al Teatro Era di Pontedera:
Da venerdì 9 a giovedì 15 aprile 2010 (sempre alle 22 tranne domenica 11
aprile alle 18, riposo lunedì 12) Claudio Morganti porta in scena “Studio N°5”,
l’ultimo capitolo di un lavoro che sta portando avanti da un paio di anni
attorno al Woyzeck
di Buchner (prenotazione obbligatoria, biglietto
intero 20 euro, ridotto 18 euro). Venerdì 9 e sabato 10 aprile 2010 alle 21 sarà invece Massimo Verdastro a dar voce a “Eros e Priapo”,
Claudio Morganti, dopo aver iniziato a Genova alla scuola di
Carlo Cecchi e dopo aver lavorato con Alfonso Santagata
(con cui ha dato vita a spettacoli che sono diventati
vere e proprie pietre miliari del teatro italiano), dal 1993 ha fondato una propria
compagnia iniziando un percorso personale. In questo si iscrive Il Woyzeck, una storia di umiliazioni e
sopraffazioni, una storia di vinti, una storia scritta nel 1836, in 25 scene, eppure moderna, un dramma incompiuto e
frammentario, con tre diversi finali proposti dai manoscritti, un meccanismo crudele e perfetto. In questo quinto studio (regia Claudio Morganti,
elaborazione drammaturgica Rita Frongia, con Gianluca Balducci, Rita Frongia, Claudio Morganti, produzione Fondazione Pontedera
Teatro) Morganti
prende in considerazione due scene: Woyzeck/Capitano (scena della barba) e Woyzeck/Marie (scena degli
orecchini), attraverso le quali cercheremo di verificare un paio di cose: la question pantomima (Mejerhold) e l’affaire realismo.
Massimo Verdastro,
grande attore romano, vincitore di alcuni premi Ubu e
degli Olimpici del Teatro 2007 come migliore attore non protagonista per la
straordinaria interpretazione dell’Upupa negli Uccelli da Aristofane
diretto da Federico Tiezzi, ha lavorato con Ronconi,
Stein, Tiezzi, ed è fondatore con Francesca Della
Monica dell’omonima
compagnia. Eros e Priapo (regia di Roberto Bacci e
Massimo Verdastro, elaborazione drammaturgica: Luca Scarlini
e Massimo Verdastro, musiche a cura di Francesca Della Monica, luci Marcello
D’Agostino, costumi: Marion D’Amburgo, scene: Marcio Medina, con la
collaborazione di Lilia Giuffré,
produzione: Fondazione Pontedera Teatro in collaborazione con Compagnia Verdastro Della Monica)
ci offre la riproposizione teatrale di un feroce libello
scritto da Carlo Emilio Gadda del 1944, sull’onda del furore e anche del senso
di colpa seguiti alla disfatta del Fascismo di cui la maggioranza degli
italiani, ivi compreso l’autore, avevano subito il fascino fatale.
Simpatizzante fino al 1943, Gadda non riesce ad essere
un vero fascista perché sposa soltanto alcuni aspetti di quell’ideologia, come
l’orgoglio nazionalista e lo spirito (inizialmente) antiborghese. Gadda non riesce
nemmeno a essere antifascista, perché la sua reazione al regime è troppo
tardiva. Di qui la rabbia per esser stato ingannato dalla propaganda del Duce
(che egli chiama Ku-ce, colui che
cuce menzogne e tesse trame mortali), diventando complice, insieme a milioni di
italiani, dello sfacelo nazionale. Eros e Priapo,
scritto attraverso l’ater-ego di un conferenziere, è quindi un’invettiva accorata e terribile, anche esilarante
nelle sue caricature linguistiche, contro la seduzione del potere e del carisma
del leader, che per quanto cialtrone, criminale e avventurista, riesce tuttavia
ad essere così ipnotico, persuasivo e pervasivo.
“Annoiati dai luoghi comuni sull’Italia di oggi e dalla
televendita di programmi elettorali, ci siamo rivolti all’arte di Carlo Emilio
Gadda per interrogare le nostre radici nazionali – afferma il regista
Roberto Bacci - , Eros e Priapo è per noi una tragica, reale e nello stesso tempo farsesca domanda sulla nostra
contemporaneità che, come ogni effetto, ha la sua causa in un recente passato.
Per la mia e per molte altre generazioni che hanno vissuto il fascismo nei
documentari dell’Istituto Luce, nel cinema, nelle canzoni dell’epoca o sui
libri di storia, Eros e Priapo diventa una sorta di meditazione teatrale
sull’essere stati e sull’essere oggi italiani, e non
solo”.
Voto
8