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  21/07/2019 - 18:52

 

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Scanner - live
 


Massimo Verdastro
Scanner intervista l’attore e regista
In occasione della pubblicazione del libro “La pinacoteca teatrale (1999-2009). Dieci anni di teatro, musica e scrittura”
Titivillus, 2010

 




                     di Giovanni Ballerini


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Scanner intervista Massimo Verdastro, 2010


La storia della Compagnia Verdastro della Monica, fondata nel 1999 dalla cantante Francesca della Monica e dell’attore e regista Massimo Verdastro, viene riepilogata in un eccellente libro pubblicato nel 2010 da Titivillus.

Si chiama “La pinacoteca teatrale (1999-2009). Dieci anni di teatro, musica e scrittura” ed è curato da Massimo Verdastro in collaborazione con Olga Macaluso e Mascha Bom. Questo volume intenso, che documenta con scritti e tante immagini significative dieci anni di intenso lavoro fra teatro, musica e scrittura, si apre con la presentazione di Luca Scarlini e ospita testimonianze e articoli realizzati da scrittori, studiosi, critici e di una galleria di immagini di importanti fotografi. Il libro offre un ottimo excursus degli ultimi 10 anni di produzioni che l’attore e regista nato a Roma il 9 settembre del 1957 (ha iniziato la sua attività teatrale a Roma nel 1977, dopo aver partecipato a un laboratorio dell'Odin Teatret al Teatro Alberico) ha realizzato con Francesca Della Monica (una delle voci più originali e significative del panorama della musica sperimentale italiana) e tanti altri compagni di viaggio, che hanno condiviso con i due artisti la visione di un teatro vivace, innovativo, multidisciplinare e assolutamente contemporaneo.
Ne parliamo con Massimo Verdastro.

Massimo, un volume per raccontare 10 anni di lavoro?

"Inizialmente volevo fare un semplice programma, una brochure della compagnia, poi avendo raccolto tanti materiali e foto, mi sono deciso a fare una pubblicazione e per questo mi sono rivolto ad Andrea Mancini della Titivillus e ho narrato la storia dei primi 10 anni di lavoro della Compagnia Verdastro della Monica. Dal 1999 al 2009 abbiamo fatto tante cose. Ci tenevo che ci fosse un documento, qualcosa che resta”.

Un racconto arricchito da belle foto…

"Ci tenevo che ce ne fossero tante. Quando mi trovo davanti un libro tutto scritto, con tante fotine, per come sono fatto io, mi ci vuole un po’ di tempo per appassionarmi. Questa volta ho voluto che per ogni spettacolo ci fossero delle immagini, in modo che chi le vede prova la curiosità di leggere il resto. Soprattutto questo, che non è un libro teorico su una forma di teatro, ma un progetto in cui raccontiamo un’esperienza teatrale, quella mia e di Francesca, con altri artisti, che di volta in volta, hanno collaborato con noi”.

Siete molto sorridenti e fotogenici, siete anche contenti di questo lavoro?

"Siamo molto orgogliosi di questi 10 anni in cui abbiamo fatto tante cose, tanti spettacoli. Anche quelli che hanno avuto breve durata, sono stati molto intensi, lavori meditati, che hanno previsto un approfondimento, uno studio. Sono contento perché questo libro fotografa il mio lavoro di attore e di regista, ma soprattutto quello performativo di Francesca, che spesso viene considerata una pedagoga della vocalità e senz’altro lo è, ma è anche una cantante, una performer e questo libro testimonia questa sua esperienza, più che quella dell’insegnamento. Quello potrebbe essere un libro a parte.

Un modo per storicizzare l’iter della compagnia?

"E per mettere i puntini sulle i, per ricucire la continuità fra le relazioni fra noi due”

All’inizio in compagnia eravate molti di più?

"C’era Emanuela Villagrossi, che ha fatto solo il primo spettacolo, ma poi non c’è stata occasione per tornare a lavorare insieme. Alcuni sono invece rimasti, come Marcello D’Agostino, che è il light designer, che ha curato le luci in quasi tutti gli spettacoli, Stefano Bozzolo, che è un pianista che ha collaborato musicalmente a tanti lavori, Giuseppe Cutino (assistente di Emma Dante per la Carmen che ha fatto a Milano), che ha fatto l’aiuto regista in tanti miei spettacoli e che oggi ha la sua compagnia in Sicilia, ad Alcamo, che è stato uno dei partner del progetto Satyricon. C’è poi il rapporto con Luca Scarlini, che ha curato la drammaturgia di tanti lavori e quello con Stefania Battaglia per le scene e i costumi. Il nostro è un lavoro complesso, a più voci”.

In realtà questi sincronismi continuano ad esserci?

"In un modo o nell’altro sì”.

Il libro rappresenta il bilancio di 10 anni, ma inizia e finisce proiettandosi nel futuro…

"C’è un percorso evolutivo. Iniziai con il Teatro Madre di Nino Gennaro, che veniva a chiudere un ciclo di spettacoli dedicati a questo autore che ho tenuto negli anni Novanta. Nel 1999 feci invece questo lavoro corale. Erano tutti monologhi quelli che avevo fatto prima, questo invece coinvolgeva più persone. Poi abbiamo lavorato per piccole cose: i concerti di Francesca, alcuni miei spettacoli e monologhi. Poi, pian piano siamo tornati ad allargare l’orizzonte. E questo per me è importante”.

Una sorta di chiusura del cerchio….

"In effetti questa fine è già un inizio, ci stiamo attivando per dare al Satyricon la sua naturale evoluzione, un percorso che porterà a 1000 altre cose. Non è una cosa casuale, basta pensare alla mia dedizione per Nino Gennaro (che era comunque un autore contemporaneo sui generis, una personalità eclettica) e a quella successiva in cui ho attraversato autori, importanti, significativi che non sempre hanno scritto per il teatro. A un certo punto approdo al Satyricon che è un’indagine a più voci sulla contemporaneità, con il contributo autoriale di Marco Palladini, Lina Prosa, Letizia Russo, Antonio Tarantino, Luca Scarlini, con i quali ho un rapporto da anni o Stefano Massini, che ci ha avvicinato perché ha voluto condividere con noi il progetto”.

Intanto entrambi fate anche tante altre cose?

"In effetti parallelamente ci sono stati 15 anni di lavoro con Federico Tiezzi, che considera questo libro testimonianza di un percorso a latere di quello che ho fatto con lui”.

In un teatro afflitto da preoccupazioni economiche, le collaborazioni, il dialogo fra artisti ci sono ancora o fanno fatica a manifestarsi?

"La relazione con le altre realtà, coniugare le forze, è l’unica strada. E’ necessario uscire dalla logica esclusivistica per andare avanti. Ma non tutti se rendono ancora conto. Per fortuna noi variamo spesso contesto. E la formazione, che fa Francesca, non viene percepita in maniera conflittuale con altre realtà. Questo è stato importante per stabilire un dialogo che ci ha portato a collaborazioni che probabilmente altrimenti non avrebbero avuto luogo”

Voto 8 

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