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  03/09/2010 - 09:12

 

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Compagnia Lombardi-Tiezzi
Gli Uccelli, di Aristofane
Di Aristofane, traduzione Dario Del Corno, drammaturgia Sandro Lombardi, regia Federico Tiezzi, scene Pier Paolo Bisleri, costumi Giovanna Buzzi, luci Gianni Pollini, con Sandro Lombardi, Alessandro Schiavo, Massimo Verdastro, Silvio Castiglioni e con Leonardo Capuano, Marion D’Amburgo, Clara Galante, Ciro Masella, Debora Zuin, Aleksandar Karlic
Al Teatro Metastasio di Prato dal 29 novembre al 3 dicembre 2006, al Teatro Studio del Piccolo Teatro di Milano dal 23 gennaio all'11 febbraio 2007, dal 1 al 4 Marzo 2007 al Teatro Alighieri di Ravenna

 




                     di Tommaso Chimenti


Compagnia Lombardi-Tiezzi, Gli Uccelli di Aristofane, presentazione
Compagnia Lombardi-Tiezzi, Gli Uccelli di Aristofane, recensione


Red Bull ti mette le ali, potrebbe essere il sottotitolo de “Gli Uccelli” di Lombardi - Tiezzi, scimmiottando una pubblicità dei nostri giorni. Di Aristofane rimane il testo, comunque rimaneggiato ed infarcito di boccaccesco e doppi sensi, la regia è illuminata e splendidamente coloratissima. La drammaturgia, fresca e matura, è futurista e marinettiana, un rap onomatopeico vibrante. Sembra una parata, una sfilata lussureggiante dove l’Utopia di fondo della commedia greca viene tradita dalla sovrabbondanza di segni e citazioni, rimandi ed appendici. Sandro Lombardi, col le penne da capo indiano, fa il Totò pasoliniano di “Uccellacci e uccellini”, con bombetta e volatile imbalsamato sopra, con bastone da Charlot mosso come fosse Mary Poppins, Massimo Verdastro è la fantastica upupa scintillante coperta di lustrini lussuosi svolazzanti, vera Casta Diva, Gran Visir fascinoso nel suo charme orientale d’arcobaleno ora cubista con zeppone da disco ora drag queen da Gay Pride. Sotto il palco suona il musicista balcanico, dall’“Internazionale” al must brechtiano accompagnato a cappella da un gospel bianco solitario femmineo, mentre sopra si sviluppa una danza stile Maori che si miscela con bandiere e Lanterne Rosse< sostenute dallo stormo di uccelli, spogliatisi di penne e becchi, ora tornati operai con tanto di tute blu e caschetti bianchi da cantiere edile con in bocca fischietti da richiamo per cacciatori (“specchietti per le allodole”). I due ateniesi, Persuasore e Eco, erano fuggiti per fondare una città più equa ma la democrazia è un branco di pennuti starnazzanti ed i simili egualitari uccideranno quelli rivoluzionari. Il sistema è stato ricompattato. Pasoliniani anche alcuni dialoghi sboccati, un romanesco alla Belli condito con amenità da Pietro l’Aretino con punte di dannunziana memoria. L’oracolista fa il verso alla bambina dell’Esorcista, mentre Leonardo Capuano è incaponito nell’imitare Albanese, i papponi ed i malavitosi parlano barese e gli alati si mangiano a pezzi la Costituzione ed il riferimento all’Italia berlusconiana è lapalissiano. Nel finale tre Dei dell’Olimpo con maschere da wrestling si venderanno per un tozzo di pane. Il potere logora chi ce l’ha.

Voto 7 ½ 

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