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  07/12/2021 - 05:03

 

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Compagnia Verdastro Della Monica
Progetto Satyricon 2010
Recensione dei due nuovi capitoli: “Satyricon 2000 - tra scuola e bordello” e ”Quartilla”, scritti rispettivamente da Marco Palladini e Letizia Russo
Regia Massimo Verdastro, scene e costumi Stefania Battaglia, drammaturgia musicale di Francesca della Monica, drammaturgia gestuale di Charlotte Delaporte, luci Marcello D'Agostino, con Tamara Balducci, Francesco Bonomo, Marco De Gaudio, Giovanni Dispenza, Daniel Dwerryhouse, Valentina Grasso, Andrea Macaluso, Giusy Merli e Giuseppe Sangiorgi. In scena 2 e 3 giugno 2010 alla Città del Teatro di Cascina per il Metamorfosi Festival 2010

 




                     di Giovanni Ballerini


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Scanner intervista Massimo Verdastro, 2010


La scena si schiude sulle immagini iniziali de “La commare secca” (il film del 1962, con sceneggiatura di Pasolini, che segna il debutto alla regia di Bernardo Bertolucci)  e ci trasporta nella desolazione in bianco e nero di una periferia romana senza tempo, in cui i giovani parlano come si usa negli sms. Contrazioni verbali, acronimi, slogan mozzati, che di fatto spiazzano anche i protagonisti Encolpio e l'infido amico-nemico Ascilto che stanno andando alla scuola di retorica del maestro Agamennone, riconvertito da Palladini in un cinico manager affarista di una ‘clinic’ per curare i disturbi del linguaggio e della comunicazione.

I due (con la complicità di Gitone) saranno protagonisti di un viaggio contrastato nel magma di una Roma che allo stesso tempo è debitrice del romanesco del Belli e della neolingua degli SMS, una metropoli in cui il vizio, il raggiro, il sesso, l’essere guascone (o pecora) a tutti i costi, offrono alla gente l’illusoria speranza di reagire alla mancanza di qualsiasi opportunità di emergere (o almeno di affrancarsi) dallo scempio della vita di tutti i giorni.

Il testo che Marco Palladini ha scritto per l’episodio “Satyricon 2000 - tra scuola e bordello” è sferzante, percorso da un senso di deriva, in bilico tra incanaglimento e malinconia, che   la messa in scena amplifica con lampi di intensità. Merito della sapiente regia di Massimo Verdastro, che in questo nuovo lavoro si rivela in grande spolvero, capace di calibrare e tenere saldamente sotto controllo i molteplici piani e registri espressivi, facendo leva su una scrittura che procede per quadri fortemente distinti, diretti con ritmo incalzante, anche nei contrasti omoerotici, e impaginati con la cura di uno storyboard, grazie alle atmosfere visuali, flessibili e incisive ma mai soverchianti, di Stefania Battaglia, coadiuvata nelle luci da Marcello D’Agostino.

Ancora una volta alla base del successo delle recenti produzioni della Compagnia Verdastro Della Monica c’è un lavoro d’equipe che fa la differenza, un percorso condiviso da tutte le anime della compagnia che cura (e valorizza) a 360 gradi i molteplici linguaggi delle arti sceniche.

La drammaturgia musicale di Francesca della Monica e quella gestuale di Charlotte Delaporte offrono il destro a Verdastro per costruire un Satyricon che funziona come un meccanismo perfetto. Senza tradire il racconto di Petronio e le identità dei suoi personaggi, lo spettacolo risulta assolutamente contemporaneo, maturo e mai banale. In ogni direzione. Lodevole l’interpretazione di Andrea Macaluso che dà voce e corpo alle contorsioni sapienziali di Agamennone, così come di Francesco Bonomo e Daniel Dwerryhouse, rispettivamente nei ruoli di Ascilto ed Encolpio, che brilla di intensità anche quando la narrazione ha momenti parodici, durante il transito in un iconografico e paradossale bordello, introdotto da una logorroica maitresse alle prese con l’evocazione della Divina Commedia in dialetto bolognese (nell’ottima e grottesca interpretazione di Valentina Grasso).

Proiettati  poi in un viaggio interiore, che previa triangolazione con il prostituto Gitone (Marco De Gaudio) scava con graffiante lucidità nel malessere di una realtà avvitata su sé stessa, i tre amici ricompariranno nel tempio della sacerdotessa del dio Priapo, affidati alla scrittura di Letizia Russo.

Con un radicale cambio di registro scenico e registico e una brillante iconografia costumistica, la sexy sacerdotessa Quartilla Quartillae, scortata dai suoi  bizzarri assistenti - Psiche, Pannuchis e Boy George -  giunge fino a noi moderni, più che mai determinata a punire i profanatori dei riti orgiastici di Priapo. Recitato interamente in latino maccheronico, da un’eroica ed esilarante Tamara Balducci, in tandem con il piroettante Priapo di Giovanni Dispenza (attrezzato di un lungo e flessuoso fallo che maneggia con destrezza da giocoliere) solo con qualche sporadico controcanto in italiano (qualcosa in più non guasterebbe) da parte dell’invasata Ancilla Ancillae Psiche (Giusy Merli), il secondo episodio del dittico petroniano decolla da subito su ritmi esuberanti, regolati da schiocchi di frusta e dall’aprirsi e chiudersi di tre grandi porte che moltiplicano apparizioni e trasformismi. Grazie a piccoli – grandi colpi di scena, a invenzioni paradossali nei costumi e negli oggetti di scena, ad ammiccamenti fumettistici e circensi, l’espiazione del sacrilegio dei tres guardones – alias Encolpio, Ascilto e Gitone – obbligati ad un’orgia forsennata e alla deflorazione della verginella Pannuchis (ancora una convincente e irriconoscibile Valentina Grasso) non scade mai in un banale festino carnale. La maestria di Verdastro e soci nello scandire dinamiche e vocalità,  alimentata da una coralità interpretativa eccellente, conduce la scrittura della Russo ad un esito di straordinaria freschezza e vitalità, che riesce a tenere sempre alta l’attenzione del pubblico, regalandogli momenti di vera comicità, in cui primeggia la scoppiettante interpretazione di Boy George, ad opera di Giuseppe Sangiorgi.

Dal livore delle periferie, alla freddezza tumultuosa degli sms, dal calore del bolognese popolare, alla lingua del Belli, dalle canzoni degli Spandau Ballet, a quelle di Gabriella Ferri, passando per Satie e l’elettronica, dal latino al circense, il salto sembra arduo. Non lo è per la Compagnia Verdastro Della Monica che, in questo coinvolgente nuovo lavoro, sorprende per l’attualità dei temi evocati, per la quantità (e la qualità) dei linguaggi usati per narrare l’epopea Satyricon, in un avventuroso teatro in technicolor capace di conquistare ogni tipo di spettatore.  

Voto 9 

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