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  07/12/2021 - 02:57

 

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Compagnia Verdastro Della Monica
Nell’anno di grazia post naufragium
Studio per il 6° capitolo del Progetto Satyricon, scritto da Lina Prosa. Con Francesco Bonomo, Daniel Dwerryhouse, Giuseppe Sangiorgi e Massimo Verdastro, scene e costumi Stefania Battaglia, video Theo Eshetu, luci Marcello D'Agostino, drammaturgia musicale Francesca della Monica e Ernani Maletta, collaborazione ai movimenti di scena Charlotte Delaporte, regia di Massimo Verdastro
Mercoledì 22 e giovedì 23 settembre 2010 alle 21,30 al Teatro Manzoni di Calenzano. Da giovedì 21 ottobre a sabato 23 ottobre al teatro Montevergini di Palermo. Produzione Compagnia Verdastro Della Monica in collaborazione con Teatro delle Donne, Centro Amazzone e Palermo Teatro Festival

 




                     di Giovanni Ballerini


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Scanner intervista Massimo Verdastro, 2010


Fa piacere, come ho già avuto modo di sottolineare, immergersi nel teatro in technicolor che la Compagnia Verdastro Della Monica esprime attraverso il Progetto Satyricon. Pièce di carattere e di grande espressività, la nuova produzione si concentra su un singolo episodio, quello scritto dalla drammaturga siciliana Lina Prosa, profondendovi un sapore cinematografico particolare, pur essendo il testo sempre in primo piano. Stiamo parlando dello studio per il 6° capitolo “Nell’anno di grazia post naufragium “ che va in scena il 22 e 23 settembre 2010 alle 21,30 al Teatro Manzoni di Calenzano per Avamposti – Calenzano Teatro Festival e di cui abbiamo assistito all’anteprima. Lo spettacolo viene proposto anche da giovedì 21 ottobre a sabato 23 ottobre 2010 al teatro Montevergini di Palermo

Come si fa nei set cinematografici, in cui quasi mai vengono girate in sequenza le varie scene, anche Verdastro & Co, accendono i riflettori sui diversi episodi selezionati per il Progetto Satyricon senza seguire un percorso lineare. Un procedimento plausibile sia in relazione ai molteplici apporti autoriali coinvolti in questo itinerario di rivisitazione del Satyricon – Verdastro ha commissionato la riscrittura di 6 episodi del grande romanzo della latinità ad altrettanti drammaturghi – sia in relazione al carattere frammentario dell’opera di Petronio stesso che, sull’asse centrale delle peripezie dei tre giovani protagonisti – Encolpio, Ascilto e Gitone – inserisce, con un fantasioso gioco di incastri, digressioni novellistiche e poetiche . Moltiplicando, con continui mutamenti di prospettiva, luoghi e personaggi, all’insegna di un’irrequietezza acrobatica, oscillante tra lo sberleffo e il dolore di vivere. Alla frammentarietà strutturale del Satyricon, che alla trama non attribuiva un ruolo cardine nello sviluppo dell’opera, va inoltre sommato lo stato lacunoso in cui ci è stato tramandato dai manoscritti.

Giunta dunque al suo quarto appuntamento con la materia petroniana, la Compagnia Verdastro Della Monica sembra procedere con sempre maggiore affinità d’invenzione rispetto allo spirito e alla libertà / discontinuità di gamme stilistiche, espressive e narrative della scrittura antica. Con una lucida capacità di recepire le sue reincarnazioni contemporanee, padroneggiando e rinvigorendo le diverse materie verbali dei drammaturghi complici, intessendole in una sapiente e raffinata scrittura scenica che nasce dall’incontro e dal lavoro interdisciplinare di attori, coreografi, musicisti, scenografi e video artisti.

Dopo la messinscena del IV Capitolo scritto da Antonio Tarantino, con un prologo di Luca Scarlini ( Fabbrica Europa - Firenze 2009), che rivisitava uno degli episodi centrali del Satyricon di Petronio - l'incontro, nella pinacoteca di un museo, tra il giovane studente Encolpio e il poeta-pedagogo Eumolpo – e le scritture di Marco Palladini e Letizia Russo relative al I e al II capitolo – la Scuola di Retorica e la sacerdotessa del dio Priapo, Quartilla (Metamorfosi Festival La città del Teatro – Cascina 2010), Massimo Verdastro e la sua Compagnia propongono in questa occasione un primo studio per il VI Capitolo, ovvero l’episodio finale della saga teatrale, che può comunque essere goduto anche come momento indipendente.

Uno spettacolo di rara intensità, complice anche un’incisiva drammaturgia musicale (di Francesca della Monica e Ernani Maletta), che distilla le tensioni di una società alla deriva, funestata da presagi di morte ma non priva di bagliori di vitalismo, minacciata dalla fine più che alla sua fine.

“Nell’anno di grazia post naufragium” è un testo in due quadri - ‘Verso Trimalchiopolis’ e ‘Carmen in fine’- che l’efficace regia di Massimo Verdastro, declina nelle forme complementari di un teatro-live e di un teatro in video, quest’ultimo con la collaborazione dell’ispirato video artista Theo Eshetu. Di grande impatto anche le scelte spaziali di Stefania Battaglia che, in sintonia con il regista, ha ambientato su un infossato palco – deriva incrostata di elementi terrosi - la scena del naufragio e stigmatizzato i costumi come esili armature del dopo bomba. In questo contesto, nel primo quadro, i due giovani protagonisti Encolpio (Daniel Dwerryhouse) e il suo amante Gitone (Francesco Bonomo) danno un’ottima prova d’attore, aderendo con duttilità penetrante allo stile impervio della scrittura di Lina Prosa. Sbalzando la parola sui bassorilievi dei corpi disumanizzati, a cui il disegno gestuale di Charlotte Delaporte impone un energico altalenare di stasi e intensificazioni motorie, evocano con giusta enfasi la disperazione di due naufraghi della vita: il loro mondo si è sgretolato e il trovarsi in due in questo niente lenisce solo in parte l’incubo del vuoto interiore – esteriore. Al loro fianco, agile come uno spirito, Mercurio ( Giuseppe Sangiorgi), un fantasma acrobatico che movimenta la scena di una verve divino – terrestre, narrando con le parole di Petronio tradotte in siciliano, i momenti terribili della tempesta.

“Nel testo originale di Petronio le traversie dei personaggi raccontano come questi siano condannati ad un moto perpetuo, dove la necessità è fisica e dove la carne è l’unico investimento umano in un mondo corrotto e marcio che non conosce più limite – spiega Lina Prosa -. Ma in realtà i due da chi fuggono, da che cosa? La risposta entra a pieno titolo nella materia contemporanea. Ecco quindi all’orizzonte della scrittura un paesaggio di memoria beckettiana, una visione umana di galleggiamento nel tempo di fatti e persone ridotti al minimo”.

Insuperabile il Massimo Verdastro versione video-attore, che chiude con il monologo del vecchio poeta Eumolpo, virtuoso atleta della parola. Un momento altamente visionario che rende superflua qualsiasi immagine di contorno . Il super-naufrago del nostro tempo prova con disincanto il suo “Carmen in Fine”: venti minuti di parole, gesti e intensità anche beffarde (ambientati nell’ipotetica città di Trimalchiopolis - banchetto grande quanto una città di una civiltà ingorda, ora distesa di ossa e rottami), che fanno emergere nella mente degli spettatori scenari sorprendentemente contemporanei.

Voto 8 

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