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  26/02/2020 - 22:53

 

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Le Metamorfosi
Regia Giorgio Barberio Corsetti
Da Ovidio
Prima assoluta per La Biennale Di Venezia, Settori Danza Musica Teatro, dal 12 al 14 settembre 2002, Teatro alle Tese, Arsenale di Venezia

 




                     di Giovanni Ballerini


I miti fondativi dell'universo
Le Metamorfosi, regia di Giorgio Barberio Corsetti
Big Bang Circus - 2002
La Compagnie Le Grain
Next 2002: VIII Mostra Internazionale di Architettura


"Esisteva un tempo in cui gli dei e gli uomini si incontravano. Il cielo toccava la terra e la terra era scavata fino nelle sue profondità incandescenti. Gli incontri erano terribili, il sacro lasciava il segno di una inevitabile trasformazione; il passaggio tra il mondo vegetale, animale, umano e divino era immediato, meraviglioso e definitivo. I confini tra i mondi non erano ancora netti ed erano marcati dalla presenza liminare ed enigmatica degli dei che con le loro ambigue ed estreme presenze popolavano i luoghi. Ovidio, tardo ammiratore ed esploratore di questo multiforme mondo mitico, lo rende con estrema concisione poetica, una grande preziosità linguistica, ed una ironia sottile che pervade il racconto. Questa sua modernità è anche la nostra".

Per mettere in scena Le metamorfosi di Ovidio (la foto di scena è di Achille Le Pera), Giorgio Barberio Corsetti prende spunto dalle suggestioni del circo. E' la libera e affascinante drammaturgia che caratterizza questo antico spettacolo ad affascinare Corsetti, che prende in prestito alcune dinamiche del nouveau cirque per esaltare le possibilità espressive della sua drammaturgia. Un'intuizione quasi naturale, visto il senso di stupore, di leggerezza, la magia del movimento e l'intensità che Barberio Corsetti ha sempre messo in luce nei suoi spettacoli.

E' nella forma del circo che Corsetti racconta il tema del mito, con Le Metamorfosi di Ovidio nello spettacolo proposto in prima assoluta alla Biennale di Venezia Danza Musica Teatro 2002 dal 12 al 14 settembre 2002 all'Arsenale di Venezia. La regia dello spettacolo è di Giorgio Barberio Corsetti, che firma anche la scenografia insieme a Valerio Di Pasquale. I costumi sono di Cristian Taraborrelli, i video di Fabio Massimo Iaquone, le arti del circo di Antoine Rigot, le musiche di Gianfranco Tedeschi, le luci di Pier Giorgio Foti, assistente alla regia è Raquel Silva. In scena gli artisti della compagnia Les Colporteurs (Sophie Kantorowitz, Xavier Martin, Xavier Ressegand, Agathe Rigot, Antoine Rigot, David Soubies) e gli attori della compagnia Fattore K. (Ruggero Cara, Fortunato Cerlino, Lucia Mascino, Federica Santoro, Filippo Timi). Le musiche sono eseguite dal vivo da Gianfranco Tedeschi (contrabbasso), Tiziana Bertoncini (violino).

Ma lasciamo a Barberio Corsetti il compito di introdurre questo suo percorso attraverso i miti e le Metamorfosi.

"Questo spettacolo intende raccontare queste storie di metamorfosi così come possono essere vissute da noi oggi, nel profondo del nostro immaginario in cui tutto si mischia, l'antico ed il presente, come nei sogni. Per questo vi lavorano attori ed acrobati, tutti insieme attori di questo universo antico, scuro e profondo in cui si sale e si scende tra cielo e terra quasi senza più gravità, si va giù nelle profondità, si viaggia in un equilibrio impossibile, quasi su un filo tra l'umano ed il bestiale. Si raccontano metamorfosi, costellazioni splendenti che rimangono per sempre piantate nel cielo, salti, balzi animaleschi, inseguimenti acrobatici, uomini e donne trasformati in lupi, cervi, orsi, alberi. Un mondo fluttuante ancora non definito che si lascia pervadere da un sacro oscuro, lancinante, violento, ed il volto enigmatico del dio sullo sfondo.

Attori-acrobati-attori prestano il loro corpo ed il loro pensiero del volo, del salto, dell'equilibrio impossibile, per ridarci l'emozione, la tensione e la risata liberatoria dell'incontro con il terribile, il tremendo, lo sconosciuto. Il viaggio del mito verso di noi attraversa Hölderlin, Rilke ed altri ancora. Ma la cifra della sua espressione è sempre il mosaico luminoso del racconto di Ovidio. E' un progetto complesso in cui si fondono discipline differenti che posano lo sguardo su un unico centro, il luogo del racconto: Antoine Rigot e i Colporteurs per le tecniche del circo, da reinventare e modellare, Fabio Iaquone per il video, Gianfranco Tedeschi per le musiche, la drammaturgia e la regia per me, con l'aiuto di Raquel Silva. E poi Cristian Taraborelli per i costumi e Piergiorgio Foti per le luci. Ma tutti, proprio tutti insieme per inventare un linguaggio comune su un territorio sconosciuto, un linguaggio diretto, semplice, concreto e nello stesso tempo ricco di immagini, emozioni, sorprese, umorismo e profondità".

Voto 8 

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