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  22/05/2024 - 15:41

 

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Scanner - live
 


Rodrigo Garcia
Scanner incontra il regista argentino del momento
Un teatro contemporaneo a oltranza
Con le mie opere non voglio fare contento il pubblico. Voglio litigare, provocare delle reazioni

 




                     di Tommaso Chimenti


Intercity 20, presentazione del festival 2007
Presentazione, Rodrigo Garcia, A un certo punto ...
Recensione, Rodrigo Garcia, A un certo punto ...
Intervista a Rodrigo Garcia
Jimmy, di Marie Brassard
Alias Godot, Regia di David Ferry, 2006
La compagnia Third Angel, Presumption, 2007
Compagnie Yvette Bozsik, Miss Julie, 2007
Patricia Portela, Wasteband, 2007
Akhe, Faust in cube. 2360 Words, 2007
La nuova tonaca di Dio, Nature morte dans un fossé, di John Clifford Tri-boo e di Fausto Paravidino, 2007


Rodrigo Garcia, nato a Buenos Aires, Argentina, nel 1964, omonimo dello sceneggiatore hollywoodiano figlio del Nobel Garcia Marquez, è stato al Teatro La Limonaia di Sesto Fiorentino dal 13 al 16 settembre 2007 per presentare a Intercity 20 la sua nuova produzione, “A un certo punto della vita dovresti impegnarti seriamente e smettere di essere ridicolo”: “E’ un titolo che gioca con parole familiari che ci siamo sentiti dire tutti nella vita, da un amico, al bar, a casa, è una frase quotidiana perché il mio teatro è comunicazione e non speculazione fine a se stessa”. Ammira Kantor, come lui segue tutte le repliche delle piece, “non importa se il teatro è piccolo, se non ha soldi, non abbandono il lavoro, come del resto anche Romeo Castellucci, Jan Fabre”. Non parla molto del nuovo lavoro: “Non c’è niente di politico in senso stretto. Riporto l’intimità del rapporto tra persone e società, contro la cultura e gli intellettuali con la maiuscola. E’ un puzzle di scene. In una di queste una persona è piantata in un vaso come edera attorno ad un bastone ed un altro gli domanda “Hai letto Beckett, Miller, Alla ricerca del Paradiso perduto, L’idiota?”, e la risposta è sempre no. In un’altra scena un uomo dorme su un letto bianco mentre gli altri gli buttano sopra della merda”. E’ partito dall’Argentina ma lì se lo filano poco: “Forse il mio teatro serve solo per far grattare le palle agli europei”. Non teme di diventare un guru totemico, di poter diventare un imbonitore di folle, un pifferaio magico per la masse come Grillo o la Guzzanti: “Non è certo un mio problema questo – spiega il regista quarantatreenne di Baires ma formatosi a Madrid – con le mie opere non voglio fare contento il pubblico, non voglio essere d’accordo, non cerco il consenso. Voglio litigare, provocare delle reazioni”. Il teatro per Rodrigo è poesia, contraddizione, la Limonaia la sua seconda casa. Qui abbiamo visto “Patè di ragazza”, “Ronald El payaso de Mc Donald’s” e “Borges”. A Contemporanea 05 al Pecci andò in scena “Matar para comer” con la morte in diretta dell’astice che valse al regista argentino un pacco di denunce: “I giudici con tutto quello hanno da fare si saranno messi a ridere”. A Milano uno dei pochi a difenderlo fu l’assessore Vittorio Sgarbi, esponente del centro destra: “Molte persone che si ritengono di sinistra hanno comportamenti fascisti, penso anche all’ordinanza del comune di Firenze contro i lavavetri, la gente chiede sempre più sicurezza e demanda al governo, e la politica si allontana dalle persone perché si occupa sempre più dei propri interessi”. E’ da poco passato l’11 settembre: “Il compositore Stockhausen disse che è stata l’opera d’arte più perfetta che avesse mai visto. Io non la penso così né la giustifico ma se tu mi picchi io ti picchio. Non è giusto ma comprensibile. La gente non si spaventa se ammazza ma si spaventa che altri vogliono ammazzarla”. Poi l’ultima domanda irriverente, mentre corre a leggere la Gazzetta dello Sport: “Atletico Madrid o Real?”. Mi guarda come se avessi bestemmiato in chiesa: “Atletico”.

Voto 8 

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