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Percorso Artusiano
Lo special di Scanner sull'evento
Incroci, tangenti, di scorci. Casuali, periferici, centrali, a loro modo
Dal 26 al 30 marzo 2011 da Forlimpopoli a Firenze

 




                     di Tommaso Chimenti


Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, secondo giorno, 27 marzo 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, primo giorno, 26 marzo 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, il menù e il blog, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, incroci, scorci, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, la strada, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, la presentazione, 2011


Si parte, si parte. Strada facendo, cantava Baglioni. Incontrerai, continuava schitarrando. E via, via si va, via si va, si va via. Questo era Jovanotti quando ancora non era intimista e introspettivo ma rappava sgangherato e molleggiato. Oggi le tappe, e non siamo al Giro d’Italia. Da Forlimpopoli, l’inizio di tutto, fino a Castrocaro, dove si svolge un importante concorso canoro. Secondo giorno tirata fino a Portico di Romagna. Poi il passaggio in Toscana. Ed ecco San Godenzo. Quarta e penultima a Pontassieve, prima dell’arrivo sull’Arno. Ma oggi volevo parlare d’altri incroci, di altre tangenti, di altri scorci. Casuali, periferici, centrali, a loro modo. Qualche settimana fa, quando il Percorso Artusiano era solo un’idea lontana e sconosciuta, passeggiando in libreria mi trovo tra le mani un volume di cui, nel tempo, avevo sentito parlare. Come una calamita, come colla mi rimane attaccato alle mani. E’ Mondadori, penso dubbioso sul da farsi. Sono titubante, mi palleggio le trecento pagine sul palmo, come a sentirne la punizione. Decido di prenderlo lo stesso. Pagherò le conseguenze. Predicare bene e razzolare male. A malincuore, con senso di colpa. Ma, suvvia, sono un uomo del mio tempo, mi giustifico.
Avevo letto qualche anno fa che Enrico Brizzi, quello che parlava di post-adolescenza in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, cult di metà anni Novanta, che al cinema ci fece scoprire Stefano Accorsi (dopo il Maxibon), aveva percorso la Via Francigena. Da Canterbury a Roma. Mesi e mesi zaino in spalla e piedi gonfi: Inghilterra, Francia, Svizzera, le Alpi, infine Caput Mundi. “Il pellegrino dalle braccia ’inchiostro” è il suo resoconto romanzato e diventato accattivante noir, ma i documenti, le strade, i paesi, gli scenari sono tutti veri, reali e soprattutto vissuti. Calpestati.
Ho sottolineato molte righe, soprattutto del primo capitolo introduttivo, e che qui voglio riportare, avendo sentito un nesso tra lui e noi, tra l’autore e gli otto giornalisti, le pagine dello scrittore e quello che potrà essere tra poche manciate di giorni. Rimetto qualche citazione, qualche stralcio, così in ordine sparso, che non è la gerarchia a fare il collage finale; è la sensazione, l’atmosfera dell’insieme.
“Quando Aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di Marzo, impregnando ogni vena di quell’umore che ha la virtù di dar vita ai fiori, la gente allora è presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio”. (Geoffrey Chaucer, “I racconti di Canterbury”).
“Se avevi deciso di metterti in marcia lungo un percorso che per tanti anni aveva rappresentato l’inizio di una vita nuova, era perché nella tua avevi visto succedere qualcosa di buono e di inatteso”.
“Vi sentivate fortunati a non esservi arresi, neppure quando la scialuppa del vostro viaggio aveva rischiato il naufragio in mare aperto”.
“La marcia di ogni giorno si alimentava con il ricordo della strada lasciata alle spalle, e potevate sorridere di come eravate prima, ginocchia stanche sotto il cielo”.

Voto 8 

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