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  26/09/2020 - 16:12

 

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Percorso Artusiano
Lo special di Scanner sull'evento
In 8 affrontano a piedi, zaino in spalla, fra Romagna e Toscana, un cammino tra storia e cucina
Leonardo Romanelli, Stefano Frassineti, Stefano Tesi, Serena Giudobaldi, Roy Berardi, Valentina Castellano, Carlo Macchi e Tommaso Chimenti saranno impegnati per 120 chilometri dal 26 al 30 marzo 2011

 




                     di Tommaso Chimenti


Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, secondo giorno, 27 marzo 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, primo giorno, 26 marzo 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, il menù e il blog, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, incroci, scorci, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, la strada, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, la presentazione, 2011


Saremo in otto ad affrontare un cammino tutto nostrano, tra Storia e cucina, tra echi di secoli e gastronomia: Il Percorso Artusiano. A cento anni dalla morte del celebre cuoco, quando ancora non si diceva “chef”: Pellegrino Artusi. Che cosa meglio allora di un “pellegrinaggio”? Tra Romagna e Toscana, da Forlimpopoli, sua città natale, che ha già in sé nel nome un bel tot di mitico e mistico, d’Oriente e di lontano, di altrove e magico, fino a Firenze, dove lavorò e visse gran parte della sua vita. Centoventi chilometri. Dal 26 al 30 marzo. Né uno di più, né uno di meno. I camminatori, dicevamo: Leonardo Romanelli, docente, scrittore, enogastronomo, giornalista, volto televisivo per “Chef per un giorno”, Stefano Frassineti, cuoco di “Toscani da Sempre” bed and breakfast di Pontassieve, il giornalista Stefano Tesi, la giornalista e blogger Serena Guidobaldi, il romagnolo Roy Berardi, giornalista e “progettista di azioni nel settore del turismo enogastronomico” (http://www.romagnaterradelsangiovese.it), la free lance Valentina Castellano, Carlo Macchi di http://www.winesurf.it ed il sottoscritto, Tommaso Chimenti di www.scanner.it. Con i piedi e le tastiere, falangi, alluci e sillabe, sudore e perifrasi. Centoventi da suddividere in cinque giornate. Tra i venti ed i trenta chilometri al giorno. Lo diciamo subito, non siamo allenati. La sfida è sfida, il dado è tratto. Ma che l’avventura abbia inizio. Zaino in spalla, tutto a piedi, nessun aiuto. Sveglia presto, colazione, scarpe da ginnastica, cammino, pausa pranzo, leggero, caffé, cammino, cena, letto. Prima ci sarà, ben volentieri, da scrivere del tragitto, mettersi al portatile e raccontare del sentiero, di quello che si è visto, fatto, detto. Da buon giornalista e cronista, mi porterò dietro, sempre a portata di mano, un taccuino e una penna. Speriamo solamente che non piova. Intanto i preparativi fervono. Sono già cominciate a circolare le decine di mail su come preparare l’evento, gli spostamenti, gli accorgimenti. Ci saranno cose da portare, altre da evitare, cose da dimenticare. Lascerò a casa la fretta, silenzierò il cellulare. Voglio sentire il fresco in faccia e la fatica addosso, nelle gambe, nei piedi. Sorridere, salutare, conoscere, vedere. Come gli antichi pellegrini, quelli della Via Francigena verso Roma, quelli del Cammino di Santiago (che proprio quest’estate ho intenzione di intraprendere: 900 km in un mese di viaggio) verso Compostela da San Giacomo e le sue conchiglie. Come i quattro cani dell’omonima canzone di Francesco De Gregori: “Quattro cani per strada e la strada è già piazza e la sera è già notte”. Un passo dopo l’altro. Percorreremo la Statale 67, il Muraglione, la strada del Passatore, l’ultramaratona che da Firenze arriva a Faenza dopo cento chilometri di saliscendi, in ricordo del bandito-bracconiere di metà Ottocento pedinato dal Papato. All’arrivo ad aspettarci forse il sindaco Matteo Renzi.

Voto 9 

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