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Percorso Artusiano
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Primo giorno cammino artusiano
Il 26 marzo 2011 da Forlimpopoli a Castrocaro. Pellegrini si nasce. Camminatori si diventa

 




                     di Tommaso Chimenti


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Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, primo giorno, 26 marzo 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, il menù e il blog, 2011
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Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, la strada, 2011
Percorso Artusiano, Lo special di Scanner, la presentazione, 2011


Sabato 26 marzo 2011. Prima giornata campale. Via alla disfida. Non è una gara. Non è una competizione. Partiamo in undici da Forlimpopoli. Il saluto del sindaco bardato con tanto di fascia tricolore. Ci dona un volume da consegnare il trenta, al nostro arrivo, al cimitero delle Porte Sante al sindaco di Firenze Matteo Renzi, insieme alla bandiera ufficiale del pellegrinaggio. Le prime fotografie in gruppo. Tutti abbiamo su la felpa blu dove campeggia sul petto la scritta “Pellegrini si nasce”. Camminatori si diventa, aggiungo io. Una ventina di chilometri. Li facciamo sciolti, ci diciamo prima della partenza. Marco Peroni, autista della Misericordia di Pontassieve ha sulle spalle un carico da novanta. Dentro c’è un’intera farmacia. Per ogni evenienza, dice. Qualcuno si tocca. Ha perso sedici chili in pochi mesi di allenamenti e camminate. Bravo. Pare un figurino. C’è Kyle, l’americano che voleva portare la bandiera statunitense. “Ma ce l’avevo a quarantotto stelle”. Nessuno scommette su di lui. Ha un suo passo. “Piano, ma arrivo”. Ed infatti. Ha a tracolla una macchina fotografica con un obbiettivo di quaranta centimetri che sembra un bazooka. Alla fine il suo distacco dagli altri camminatori è irrisorio. Stefano Tesi invece assomiglia a Michele Placido. E così per cinque giorni verrà chiamato. Fa il tifo per l’Inter. Su un vialone dritto dopo Forlì intavoliamo una discussione, tra il nostalgico, l’ammirato e l’amoroso, su Mourinho. Lo difende   spada tratta sul rettilineo d’asfalto che pare una lingua calda di drago. Le motociclette accanto sfilano agili, sfrecciano gagliarde, possenti, muscolari. Rombano tutti i cavalli a disposizione. Marco Sodini è immediatamente soprannominato “il cubano” per il colorito delle guance, per il modo di fare molto soft, tranquillo, allegro, solare, cordiale, affabile, sociale. Ispira subito simpatia. A Forlimpopoli la piazza è invasa da stand e musica. La tappa successiva è Forlì. La piazza è ampia, di ispirazione fascista. L’assessore ci corregge e dice “razionalista”. Ha ragione lei. Piadina per tutti e vino che qui non manca mai. Degustiamo una quantità abnorme di cioccolato dai maestri cioccolatieri negli stand aperti sulla Piazza. Ricominciare a camminare nel pomeriggio è sempre più difficoltoso. Lo stomaco è pesante, così come i piedi. Passiamo davanti alla grande emme maiuscola davanti alla mostra sul Melozzo, che pare il simbolo della Mondadori. Percorriamo un bel parco che sembra Central Park a New York, poi il Ponte Vecchio, senza orafi e botteghe però. Le strade sterrate. La fatica che comincia a bussare alla porta, a battere cassa. Castrocaro come miraggio che poi diventa speranza ed alla fine si trasforma in certezza. Ci fermiamo per il meritato riposo del guerriero. In municipio ci accoglie il sindaco. Anzi la sindachessa. Foto di rito. Caffè. I polpacci che si tendono, si fanno sentire, urlano la loro disapprovazione. Dolore ai talloni. Al Grand Hotel di Castrocaro le terme ci accolgono. Torniamo puri e ingenui. Bambini che si schizzano, accappatoi candidi, cascatelle all’odore di zolfo, entusiasmo, cuffie che sembrano profilattici, fotografie con l’i-phone da taggare su facebook. La cena è un tripudio. Cappelletti, merluzzo lesso con patate, castrato alla finanziera, coniglio, torta mantovana. La richiesta del caffè d’orzo in tazza grande con scorza d’arancia fa incupire la cameriera. E’ l’ora d’andare a letto. Domani c’è da mettere la sveglia avanti di un’ora. Si dorme un’ora in meno. Partenza alle nove per i nostri. Ventiquattro chilometri ci attendono. Fino a Portico di Romagna. Intano scrivo haiku.

Voto 9 

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