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  29/05/2022 - 08:16

 

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The Ring
Regia di Gore Verbinski
Cast: Naomi Watts, Martin Henderson, David Dorfman, Brian Cox. Produzione: McDonald/Parkes, Amblin, Dreamworks, BenderSpink. Distribuzione: UIP. Usa, 2002, C, 115'.
Un remake riuscito, un horror realmente terrificante ma anche metaforico e stratificato

 




                     di Vittorio Renzi


The Mexican
The Ring
Rango
La maledizione della prima luna
Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma
Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo
Pirati dei Caraibi: Oltre i Confini del Mare


Denunciare l’imperialismo cinematografico (e non solo, come è ovvio) degli Stati Uniti nei confronti degli altri paesi è giusto e legittimo. La pratica dei remake in questi ultimi anni sta giungendo a livelli esasperanti. Tuttavia questo non deve poi condizionare la visione di un film, un buonissimo film come nel caso di questo The Ring. Frutto di un doppio travaso (romanzo Ringu di Koji Suzuki che nel 1998 è diventato film di culto in Giappone con un seguito e un prequel, ovvero sia Ringu 2 e Ringu 0 – i primi due per la regia di Hideo Nakata, il prequel diretto invece da Norio Tsuruta), questo horror si posiziona parecchi gradini al di sopra di prodotti dello stesso genere per almeno due buone ragioni: la prima è che rinuncia del tutto all’ironia autoreferenziale, che da Scream in poi pare diventata d’obbligo; la seconda è che fa davvero paura. Il soggetto muove dalla leggenda di una videocassetta che ha il potere di uccidere misteriosamente, dopo esattamente sette giorni, colui che la guarda. Rachel Keller (Naomi Watts), la cui nipote è morta in questo modo - di paura, hanno concluso i dottori -  nel tentativo di risalire all’origine di questa maledizione, si ritrova lei stessa a guardare la cassetta, e così l’ex-marito Noah (Martin Henderson) e il loro piccolo figlio Aidan (David Dorfman). Rachel si mette allora sulle tracce di Anna Morgan una donna ormai morta – la si vede nella cassetta - che viveva su un’isola allevando cavalli insieme al marito, fino a quando i cavalli non sono stati sterminati da un male misterioso. Ma solo durante la seconda parte del film veniamo a conoscenza con Samara, la vera terrificante protagonista di questo incubo. Cosa vuole Samara? Solo essere ascoltata… L’impatto fortissimo della storia, che cattura a partire dalla prima sequenza, è rafforzato dalla fotografia raggelante di Bojan Bazelli – un po’ troppo preziosa e pretenziosa nelle fasi del film non propriamente horror - e dalla sceneggiatura di Ehren Kruger (Trappola criminale, Scream 3), abile nel tradurre e riadattare il prodotto ai palati americani ma senza incorrere in quello che è forse l’errore maggiore e più grossolano della maggior parte dei film hollywoodiani: quello di spiegare tutto, fino alla nausea. Alla fine il senso complessivo è chiaro, ma moltissimi dettagli restano privi di una risposta razionale, come è giusto che avvenga per quelli che comunemente definiamo “fenomeni paranormali”. Si avverte realmente una presenza malefica che pervade l’intera pellicola, un male che per buona parte del film non ha volto e che persino quando lo assume non sembra esaurirsi in esso: perché la natura del male è sfuggente e liquida, lo ha capito molto bene Hideo Nakata, autore dell’originale giapponese, riproponendo questa intuizione quattro anni dopo in Dark Water. The Ring, in effetti, si presta a diverse letture, a diversi livelli e questo è un altro elemento che lo impreziosisce: non è facile infatti che l’aggettivo “stratificato” possa essere calzante per un horror. La sua valenza metaforica è evidente spazia dalla comunicazione mediatica e l’interattivita, a una riflessione, dolorosa e amara, sulla diversità e l’esclusione, sulla solitudine di certi bambini e la follia di certe madri che “non sono fatte per avere dei figli”, come spiega a Rachel il marito di Anna Morgan, e che in questo caso – letteralmente – generano mostri. Lo stesso titolo, “l’anello” (ma qui sarebbe più corretto “il cerchio”) è un rebus dalle molteplici soluzioni, immagine-simbolo che fa da filo conduttore in questo viaggio nell’oscurità acquosa (come il fondo di un pozzo) dell’inconscio collettivo. Ma al di là di ciò The Ring è uno di quei rari film in cui ci si può anche abbandonare al flusso della paura che, una volta entrata in circolo, non fa che aumentare e non ci lascia mai completamente, nemmeno a film concluso: alcune scene, come lo scoppio di follia del cavallo sul battello o l’apparizione finale di Samara sono visivamente indimenticabili. Il film annovera, tra le case produttrici, sia la Amblin di Spielberg che la Dreamworks di Lucas, il che spiega, almeno sul lato tecnico, la perfetta riuscita del film. Gore Verbinski aveva diretto precedentemente The Mexican (non un horror ma decisamente un orrore).

The Ring. Regia di Gore Verbinsky. Cast: Naomi Watts, Martin Henderson, David Dorfman, Brian Cox. Produzione: MacDonald/Parkes, Dreamworks, Amblin, BenderSpink. Distribuzione: UIP. Usa 2002, C, 115’

Voto 8 

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