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  22/09/2018 - 20:39

 

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Arturo Puliti
Biografia
L'estrazione della poesia
Ritorno alla Versilia

 




                     di Fabio Norcini


Arturo Puliti, bio
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini


Arturo Puliti è nato in Versilia, ha studiato e si è diplomato all'Istituto d'Arte di Pietrasanta. Nell’immediato dopoguerra oltre che per la pittura si distingue per l’attività grafica, cartellonistica e pubblicitaria. A Roma collabora all’ Elefante di Franco Monicelli, un esperimento fuggevole che però lo mette in contatto con personalità che poi ricorreranno nel suo futuro, da Maccari a Mazzacurati, da Steinberg a Mirko. Per vivere in prima persona le più vivaci correnti pittoriche soggiorna, oltre che a Roma, a Torino tra il 1948-49; dal 1949 al ‘53 in vari periodi è a Zurigo e San Gallo; è in questo periodo che inizia il ciclo delle "Cave", uno degli esiti più prolifici della sua arte; nel 1957 si trasferisce a Milano. Dal ‘59 al ‘63 abita saltuariamente a Parigi, prima a Montparnasse quindi a Montmartre. Dal 1965 opera a Firenze e in Versilia. L'alluvione distrusse il suo studio fiorentino di via Varlungo ed ebbe una sovvenzione speciale dal Teatro dell'Opera di Chicago. Ha esposto a Monaco di Baviera (più volte), Lindau, Würzburg (Germania), Zurigo, San Gallo (Svizzera), Parigi e nelle principali città italiane.

Nel 1968 vince il primo premio Nuovi Valori della giovane pittura italiana (20 pittori d'avanguardia partecipanti al premio su invito di Marco Valseccchi, Raffaele De Grada, Piero Santi, Ernesto Treccani). Nel 1970, edita dalla Galleria d'Arte "L'Indiano" di Firenze, con la quale stabilisce un rapporto privilegiato di creatività destinata a proseguire negli anni, esce una prima monografia con testi dello stesso Valsecchi e Piero Santi. Altre pubblicazioni, edite dalla medesima galleria negli anni successivi, si distinguono per autorevolezza e impatto nel dibattito sull’arte contemporanea; tra queste da ricordare Gli spazi fiorentini di Arturo Puliti con testo di Raffaele De Grada.

Ha ricoperto la cattedra di "nudo" all'Accademia di Belle Arti di Firenze nei primi anni Settanta, lasciata per gravi motivi familiari. Tale esperienza lo porta, oltre che ad un proficuo e costruttivo rapporto con gli allievi, ad una seria meditazione sulla tecnica che, secondo una sua icastica espressione "bisogna apprendere per poi completamente dimenticare quando si comincia a dipingere". Nel ’75 fa parte dei dieci pittori che il Consiglio Regionale Toscana chiama a realizzare una cartella di incisioni le cui lastre vengono donate al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Nel 1976 gli è stato assegnato il primo Premio per la pittura dalla "Fondazione Lorenzo Viani di Viareggio", con una mostra antologica. E’ tra i fautori del Premio Satira Politica di Forte dei Marmi: suo il disegno dell’ape puntuta che ne diverrà simbolo e logo e ancora oggi identifica la manifestazione e l’attività della fondazione e del museo.

Pittore appartato, pur avendo vissuto a contatto con i grandi maestri del Novecento, da Rosai a Carrà fino a Maccari e Guidi, con la stima e l’appoggio di critici del calibro di Roberto Longhi , Puliti ha continuato a perseguire la sua idea di pittura, affinando un particolarissimo linguaggio segnico e una inimitabile sintassi cromatica che lo pongono fuori da qualsiasi scuola, corrente, tendenza o moda. Il suo essere "fuori giro" è il punto di forza di un arte che trae dall’interiorità una precisa e coerente poetica, che assorbe linfa e ispirazione da sotterranee quanto archetipiche fonti, essenzialmente musicali e poetiche. Un "metodo", il suo, che si apparenta sia alla musica, per il matematizzante e rigorosissimo trattamento spaziale che combina in declinazioni variate, con ampio margine lasciato a "improvvisazioni" quasi jazzistiche, sia alla poesia moderna; per la strutturale somiglianza alle libertà metriche sempre sostenute da una volontà conoscitiva che mira alla sintesi: non per niente suo riferimento costante è il Luzi maggiormente discorsivo, quello, per intenderci, di Su fondamenti invisibili e del Viaggio di Simone Martini.

Saltuariamente torna a vivere e a lavorare a Firenze, all’ombra di quella cupola brunelleschiana che è cifra e simbolo della sua arte, schiva e in miracoloso equilibrio.

Voto 7 

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