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  23/06/2018 - 12:30

 

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Scanner - arte
 


Jaume Plensa e Carlos Garaicoa
Richard Wilson al Caveau
Doppia personale Fiumi e cenere e La misura di quasi tutte le cose
Al Palazzo delle Papesse di Siena dal 31 gennaio al 2 maggio 2004

 




                     di Giovanni Ballerini


Il Palazzo delle Papesse Centro Arte Contemporanea di Siena, riprende la sua attività espositiva il 31 gennaio 2004, con una doppia personale di Carlos Garaicoa (La misura di quasi tutte le cose) e Jaume Plensa (Fiumi e cenere) e la video installazione Bank Job di Richard Wilson nel Caveau.

Per Fiumi e cenere, l'artista catalano ha selezionato una serie di lavori recenti e quattro opere realizzate per l'occasione. Fra le più significative segnaliamo due divani a forma di punto interrogativo, sovrastati da una luce colorata, che ci ripropongono la persistenza nelle opere del dubbio, del domandare, dell'interrogarsi che è proprio dell'artista. 13 Doubts sono rappresentati da altrettante campane tubolari di diversa lunghezza con una domanda incisa (percuotendole con il martello che pende loro al fianco si potrà tentare di ottenere le risposte). È invece una goccia d'acqua a far vibrare un altro strumento a percussione: il piatto sospeso al centro di una stanza oscura, con su inciso un proverbio infernale di William Blake (Wispern). La parola, protagonista indiscussa nell'opera di Plensa, ritorna incisa sul pavimento della cabina di vetro al piano terra, risuona nell'ambiente di Europa e nel lettino dello psicanalista che campeggia al centro di Primary Thoughts. Quest'ultima opera, assieme a 13 Doubts, era presente nella mostra alla galleria madrilena Helga de Alvear (febbraio-marzo 2002) per la quale Plensa ha ricevuto il "Premio Villa de Madrid".

Per l'appuntamento senese Carlos Garaicoa ha scelto invece di riproporre, con una nuova veste, alcune delle più spettacolari installazioni realizzate negli ultimi anni, come Autoflagelación, supervivencia, insubordinación (composta di decine di maquettes di materiali diversi accostate a costituire una città immaginaria) o Now let's play to disappear, grande città interamente realizzata in cera, dove gli edifici, mentre bruciano e si consumano lentamente, infondono vita, luce e calore. Nel pieno rispetto della tradizione di Palazzo delle Papesse, l'artista cubano ha inoltre prodotto numerose opere nuove, specificamente concepite per gli spazi del Centro. Alcune di esse traggono ispirazione dalla città di Siena che l'artista ha indagato nei suoi aspetti urbanistici, storico-artistici e sociali, durante il laboratorio tenuto nella città toscana nell'ambito di Networking (aprile 2003). Alternando fotografia, installazione, video e disegno, Garaicoa prosegue la sua ricerca sulla città come organismo vivente, intrapresa dapprima a L'Avana e successivamente estesa - su quel modello d'indagine - ad altre città. L'artista, trasformandosi quasi in archeologo urbano, muove alla ricerca di tracce, segni e vestigia del (recente) passato, testimonianze di rapporti, relazioni e legami che via via si sono allentati o interrotti. Fedelmente ancorato all'antico concetto di civitas, Garaicoa ne documenta col proprio lavoro il rapido declino nella città contemporanea, sperimentandone allo stesso tempo una sorta di riscatto, un tentativo di rivincita.

Per il sesto appuntamento del ciclo Caveau - che ha visto alternarsi Studio Azzurro, Vittorio Corsini, Vedovamazzei, Jason Middlebrook e Isabella Bordoni - Wilson ha concepito Bank Job, un video ambientato per le strade di Siena e all'interno dello stesso Palazzo delle Papesse.

Protagonista del film è una miccia accesa alla periferia della città e colta nel suo affrettarsi verso il centro di Siena. Attraverso il tortuoso percorso delle vie medievali la miccia 'entra' nel palazzo, discende sempre più veloce le scale che conducono al caveau e, una volta giunta all'interno, scatena un'esplosione anomala, dall'effetto assolutamente inaspettato.

Voto 8 

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