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  14/12/2018 - 15:16

 

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Carlo De Meo - Da Me a Me
Colori e giochi di pensieri...
Roma e l'arte contemporanea:
Ecco cosa accade quando un artista fa vivere uno spazio

 




                     di Daniela Trincia


Sicuramente ha ragione l’artista nel dire, in modo scherzosamente serio, che “le uniche persone che possono passare attraverso la porticina della torretta di Ponte Milvio, sono le mie piccole sculture”... E' nata così l’ultima mostra di Carlo De Meo.


Dall’emblematico titolo “Di me a me” e curata da Andrea Bellini, è stata visitabile per pochissimi giorni, solo dal 19 al 23 ottobre 2002 a Roma, nei locali della torretta di Ponte Milvio.
La scelta di questo suggestivo luogo ha offerto altresì al curioso visitatore una non usuale veduta panoramica del Tevere. Ma le opere esposte, l’allestimento e il contesto l’hanno resa indimenticabile e carica di emozioni per questo merita di essere descritta.



Dopo aver attraversato la porticina ed esser saliti sui ripidi gradini della stretta scala che segue l’andamento della torretta... la visione.

Uno splendido “prato” verde smeraldo si trova sotto i nostri piedi.
Quasi al suo centro c’è un piccolo rigonfiamento.
Avvicinandoci, si scorge un taglio nell’erba che segue la sagoma di un piccolo uomo nudo, disteso a terra al di sotto della sagoma, con braccia allargate e tese all’infinito, e gambe unite. Come una croce.
La sagoma di erba ricopre o, forse, sotterra come una coperta o come una nuova pelle, il piccolo uomo disteso.


Questa è l’opera che dà il benvenuto, dal concettuale titolo “Mida(2002).
Il piccolo uomo in realtà altro non è che il corpo dell’artista ridotto. Noi, da spettatori, forse assumiamo nei suoi confronti le vesti di giganti. Lo spettatore-gigante non può vedere il piccolo uomo-artista se non da una particolare prospettiva, costretto a stendersi anch’egli a terra se vuole vedere il suo viso, la sua espressione, i suoi occhi.

Un titolo concettuale perché Mida è sì il nome del mitico re, dal magico tocco che tramutava qualunque cosa in oro, ma è anche il nome della “tartaruga verde del Pacifico”. Qui inizia il gioco di parole, inizia il gioco della relazione d’idee: Mida è il mitico re; Mida è la tartaruga; Mida è l’artista.
La tartaruga-Mida è un essere che è sotto ad un guscio verde.
L’artista è l’essere che è sotto al guscio verde.
E verde, per antonomasia, è un prato.
L’artista-tartaruga-Mida è sotto un guscio-prato verde. La posizione perfettamente aderente al terreno, permette ad esso di avere un rapporto epidermico con lo spazio, di entrare “nelle” cose e più che di “vestimento” si può parlare di “investimento”.
Rendere esplicito tutto il processo mentale che è dietro la costruzione delle opere, significa togliere loro un po’ d’importanza, mentre quello che ha veramente valore è l’effetto e la sensazione finali che l’opera in sè produce.

Simili ricerche psichiche si celano dietro le altre opere esposte in onore dell'evento: “Leo” (stampa fotografica su alluminio – 2002); “Giraffa” (scultura in resina poliestere dipinta 86x53x28 – 2002); “Elefante” (scultura in resina poliestere dipinta 57x27x21 – 2002); “Camaleonte” (scultura in resina poliestere – 2002); “Serpente” (scultura in resina in poliestere dipinta e foglie sintetiche – 2002).

L’abilità dell’artista è notevolmente dimostrata dallo sfruttare quelli che sono i “difetti” strutturali e decorativi dell'ambiente, in uno “spazio sporco”, per ribaltarli a suo favore. “Camaleonte” è l’esempio eccelso di questo modo di operare, come un novello Raffaello che, nella Stanza della Signatura, egregiamente sfruttò la presenza delle finestre negli affreschi ne “La messa di Bolsena” e “La liberazione di San Pietro”. La tinteggiatura bicolore, grigia in basso e bianca in alto, poteva creare un effetto stridente e compromettere il risultato. Invece De-Meo, che ha sempre lavorato con lo spazio inteso nella sua doppia accezione – fisico e psichico, interno ed esterno -, ha inglobato il difetto e lo ha reso parte dell’opera.


Con una lunga attività alle spalle, che lo ha visto sin dall’inizio impegnato in una ricerca sull’utilizzo dell’oggetto industriale, decontestualizzato e scevro da ogni significato politico-sociale, e sullo spazio, ha esposto in diverse città italiane fino alla più recente a Torino, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con “Gonfio ½ sfere” (installazione – 2002).


Artista, quindi, in continua evoluzione e cambiamento, come dimostrano le sue ultime creazioni, egli non rinuncia mai al rinnovamento che si accompagna con una notevole carica immaginativa e profondi contenuti narrativi.

Carlo De Meo - Di me a me

Torretta di Ponte Milvio
19 – 23 ottobre 2002
Roma
Per informazioni: tel. 0685303057
Catalogo nei locali della mostra

Voto 8 

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