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  17/12/2017 - 08:54

 

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Eulalia Grau
Non ho mai dipinto angeli d'oro
Un'esplosione di serigrafie, opuscoli, tessuti, manifesti, interventi grafici in riviste e libri, installazioni ci aiutano a percepire le contraddizioni di una società e di una comunicazione furba e plastificata
Dall'8 febbraio al 26 maggio 2013 al Museo di Arte Contemporanea di Barcellona. Curatore Teresa Grandas

 




                     di Giovanni Ballerini


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Crea stimoli e interrogativi Eulalia Grau. Alla sua arte (e al suo attivismo) il Museo di Arte Contemporanea di Barcellona dedica un’intensa mostra monografica visitabile dall'8 febbraio al 26 maggio 2013. Oltre un centinaio fra serigrafie, opuscoli, tessuti, manifesti, interventi grafici in riviste e libri, installazioni e altre opere selezionate da Teresa Grandas, che ha curato l’evento, offrono un percorso avvincente attraverso il pensiero creativo di questa fantastica artista nata a Terrassa nel 1946 che, fin dai primi anni Settanta, attraverso i suoi fotomontaggi e collage, denuncia il modo in cui certa stampa, in linea con i poteri economici e politici, serve gli interessi di una società sleale e sessista. Il lavoro della Grau apre un focus su un periodo di cambiamento e di crisi. Ma, per certi versi, ci fa riflettere anche sul presente. Non ho mai dipinto angeli d'oro, questo è il titolo della mostra al MACBA (che propone opere degli anni Settanta e primi anni Ottanta, ma anche più recenti), all’inizio illude (e seduce) lo spettatore con alcune immagini (ritagli di stampa decontestualizzati e messi insieme con ammiccanti collage) di un’apparente e amichevole estetica pop, per poi introdurre il dubbio. E’ uno schiaffo morale necessario e assolutamente volontario, quello con cui l’artista catalana sveglia l’attenzione del visitatore della sua mostra, che dei contrasti illuminati da Eulalia inizia a percepire le contraddizioni di una società e di una comunicazione furba e plastificata. Nella stessa opera, attraverso un sapiente ed espressivo collage, la ricchezza ostentata e la felicità fittizia di alcune pubblicità e articoli della carta stampata si incrociano con altre immagini in cui emerge povertà e disperazione, la moda retrò si mixa con la costrizione, i volti dei dittatori o quelli dei leader mondiali vengono accoppiati a quello di una scimmia a letto o una colorata pubblicità di mutande o di calzini, le sfilate di moda con le donne imprigionate in un carcere o con i prigionieri di un campo di concentramento. Si sorride per gli accostamenti audaci, ma poi, opera dopo opera aumenta la consapevolezza di essere di fronte a una mostra (e a un’artista) che vuole (e riesce a) denunciare l’ingiustizia sociale svelando, attraverso un mosaico composito di flash reali, apparentemente inconciliabili, le tante realtà che coesistono nella logica sociale nel contesto del capitalismo moderno, nel sistema socio economico e culturale dei giorni nostri e di quelli che ci hanno preceduto. Per Eulalia l'arte è un mezzo per aumentare la consapevolezza, per svegliarsi dal torpore che spesso ci attanaglia per tornare a guardare le cose come sono e non come appaiono. O ce le fanno apparire. Un’analisi che appare necessaria, quasi imprescindibile in un momento, come quello che viviamo, in cui i mass media ci avvolgono di notizie e immagini. Il loro eccesso ci può confondere, ma per dirlo alla maniera di Eulalia Grau, è tornato il momento di tornare a interrogarsi, con preoccupazione e necessità, per attivare la mente e i sensi a una percezione dei fatti non mediata. E quindi più vicina alla realtà. Matrix insegna.

Voto 8 

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