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  16/12/2017 - 15:53

 

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Scanner - musica
 


Pearl Jam
Binaural
[Epic 2000]
Rilassati, essenziali... binaurali

 




                     di Paolo Boschi


Con Binaural, sesto album di studio della loro storia, i Pearl Jam confermano la tendenza emersa nel disco precedente, Yield, uscito nel 1998 e seguito a ruota da Live on two legs: il quintetto di Seattle, con i Nirvana esponente di punta del grunge rock fin dai primi anni Novanta, col tempo sembra aver acquistato la tranquillità di chi ormai non ha più niente da dimostrare e può permettersi di suonare per il puro piacere di farlo – che, peraltro, è lo spirito giusto per eccellenza di chi vuole dilettarsi a fare musica –. Nelle tredici tracce di Binaural si avverte soprattutto una recuperata ruvidezza di suoni, un’immediatezza da sana garage band, un rock genuino, basilare ed essenziale, una musica piena ed intensa, grezza e diretta al tempo stesso. E non sarà un caso che le canzoni del disco conquistano di più ad ogni ascolto successivo, si apprezzano a poco a poco, e non presentano brani orecchiabili a primo impatto, i classici singoli da FM, insomma. Quanto ad influenze, è da rilevare che si smussano i richiami a Neil Young, uno dei numi di riferimento del movimento grunge, mentre i Pearl Jam preferiscono recuperare alcune sonorità dichiaramente rock degli Who, live band per eccellenza degli anni Sessanta. Con il brano apripista, l’aggressiva Breakerfall, si comincia proprio all’insegna dell’hard rock, con le chitarre di Stone Gossard e Mike McCready impegnate al massimo dello sforzo: il vigore chitarristico nelle successive Gods’ dice e Evacuation, supportate da una batteria rutilante, si amplifica poi verso il punk. La canzone seguente, l’ombrosa Light years, innesca un cambio di registro in direzione intimistica: è il cuore di Binaural, comprendente anche l’intensa Nothing as it seems, Insignifiance (brano in crescendo) e la splendida Thin air, probabilmente il pezzo di maggior presa emotiva del disco, nel quale la voce di Eddie Vedder si colora di venature soul. Nella seconda dell’album la qualità non cala mai: da segnalare la suggestiva Of the girl, la possente Grievance, Rival, canzone tra denuncia e cronaca sociologica (in memoria della strage del 1999 alla Colombine High School), la grezza ma diretta vena lirica di Soon forget (con un Vedder impegnato all’ukulele), infine la chiusa di Parting ways, tra epica e malinconia. Binaural non presenta mai inauditi picchi creativi né una grande compattezza concettuale di sfondo, questo va detto, ma neppure l’ombra di cadute di stile: l’album funziona dal primo all’ultimo brano con una cadenza impressionante, e i Pearl Jam conquistano progressivamente con l’essenzialità del proprio sound, sporco e suggestivo al punto giusto. Un gran bel disco.

Pearl Jam, Binaural [Epic 2000]

Voto 7˝ 

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