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L’amore è femmina

 


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  17/10/2017 - 16:50

 

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Nina Zilli
L’amore è femmina
Un pop raffinato, d'atmosfera e aperto a divagazioni elettroniche
[Blue Note 2012]

 




                     di Poalo Boschi


Nata a Piacenza nel 1983, Nina Zilli (anagraficamente Maria Chiara Fraschetta), ha passato l’infanzia in Irlanda e ha completato il suo apprendistato musicale con una trasferta giovanile negli States, dove ha saturato il suo repertorio delle venature a base di soul, Rhythm’n’Blues e reggae che ancora oggi lo caratterizzano. Come spesso succede in Italia, la ragazza ha sfondato tardivamente grazie a un singolo fortunato come 50mila, interpretato in coppia con l’amico Giuliano Di Palma ed esploso dopo l’inserimento nella colonna sonora di Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek. Il primo album, Sempre lontano, è arrivato solo nel 2010, dopo la partecipazione a Sanremo con L’uomo che amava le donne, che le fruttò il premio della critica e un generale apprezzamento. L’attesa seconda prova, L’amore è femmina, invece è giunta dopo Sanremo 2012, cui Nina Zilli ha partecipato con Per sempre; la convincente esibizione le ha meritato l’occasione di rappresentare l’Italia all’Eurofestival a Baku, dove ha presentando L’amore è femmina. Il secondo disco di Nina Zilli raccoglie nel complesso dodici tracce in cui l’artista (che ne ha composte la maggior parte) pare aver circoscritto i suoi confini musicali al cantautorato nazionale stile anni Sessanta (a Sanremo non a caso si è presentata con una mise alla Mina), limitando non poco rispetto all’esordio la ragnatela di rimandi alla musica black, che restano più in sottofondo. L’album prende avvio con l’ariosa apripista Per le strade, seguita a ruota dal singolo sanremese, una morbida ballata vintage che precede la prima sterzata del disco verso il soul e il R’nB, ovvero Una notte, leggermente più ritmata, che costituisce musicalmente un dittico con L’inverno all’improvviso. Poi arriva La felicità, altra intensa ballata cantata in punta di piedi e con un’interpretazione da brividi. Briosamente anni Sessanta e molto pimpante a livello ritmico la successiva L’amore è femmina. Nella seconda parte dell’album corre l’obbligo di segnalare almeno lo strepitoso soul lavorativo La casa sull’albero, il divertissement Anna, che pare uscito da una colonna sonora di un film di Tarantino, e Un’altra estate, un gioiellino di reggae e nostalgia scritto a quattro mani con Carmen Consoli. Vivamente consigliato.

Nina Zilli, L’amore è femmina [2012 Universal]

Voto 7 ½ 

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