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  16/12/2017 - 17:57

 

  home>musica > rock

Scanner - musica
 


Nick Cave and the Bad Seeds
No more shall we part
Aria compassata, matura. Quasi springsteeniana
[Mute] 2001

 




                     di Raffaello Carusi


Un album come No more shall we part piacerà molto, a tutti. Critica e pubblico. E tra questi sia i vecchi fans dell'epoca Birthday Party che quelli che per la prima volta incontreranno l'eroe australiano. Cave è riuscito qui a compattare più elementi 'giusti'. Il ritorno dei Bad Seeds, il 'suo' gruppo, utilizzato più a colorare ballate pianistiche che a graffiare rock. Il richiamo alla dimensione maledetta (molto sfumata, ormai, sigh) accompagnato dalla dimensione redenzione. Sotto il duplice profilo di musica e testi (e la traduzione in italiano accresce croce e delizia delle liriche attuali). Accanto ad alcuni brani viscerali e devastanti come nella sintesi genetica del nostro, il disco vede predominare ballate tutt'altro che 'assassine', waitsiane (e non è dire male), docili e suadenti. Forse anche un pò melliflue, il che - in una certa prospettiva - non guasta.

Chi ama il vecchio Nick si perderà nell'introduttiva As i sat sadly by her side, adorerà Fifteen feet of pure white snow (con una strana eco di 'Profondo rosso' nel riff). Ma è il genio buono a prevalere e ad ammantare il cd: And no more shall we part, Halleluiah, la delicatissima Love letter, God is in the house, We came along this road, Gates of garden.

Aria compassata, matura. Quasi springsteeniana. Tratti pittorici più sfumati, arrangiamenti classici e ricercati, tra archi e fiati. Un disco che potrete proporre senza paure ai vostri invitati.

Voto 8 

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