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  15/12/2017 - 14:59

 

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Scanner - musica
 


Nick Cave
No More Shall We Part
Un poeta malinconico e cupo che canta di Dio e d'amore a modo suo
[Mute Records] 2001

 




                     di Alessandra Pigni


A quattro anni dalla sua ultima produzione musicale, Nick Caverimescola le carte del suo recente passato artistico e s'inventa dodici pezzi che sono un incontro tra le malinconiche ballate di The Boatman's Call (1997), il folle profumo di amore e morte di Murder Ballads(1996) e la rabbia lacerante dell'amore ferito di Let Love in (1994). No More shall we Part unisce due delle anime più conosciute del cantante australiano: quella di poeta malinconico e cupo che canta di Dio e d'amore a modo suo, mischiando i due quasi fossero un'unica entità (Halleluja, Oh my Lord) e scrive lettere d'amore come si trattasse di preghiere (Love Letter),e quella di uomo ferito che grida la sua solitudine, disperso tra amici che non ci sono più, disperato per il gelo interiore ed esteriore (Fifteen Feet of Pure White Snow).

Non sembra esserci un porto sicuro nell'amore struggente e distruttivo cantato da Nick Cave, né in un Dio la cui presenza si fa pesante nel momento della Sua fin troppo palese assenza nel mondo (Oh Lord, Oh my Lord, Oh Lord How have I offended you? canta Nick Cave). Amore struggente che vive in ballate come And No More Shall We Part e nella conclusiva Darker with the Day in cui l'animo dell'amante solitario si incupisce man mano la giornata si dispiega davanti ai suoi occhi. Amore distruttivo in brani come The Sorrowful Wife, che nascono sulla scia di un pianoforte rassegnato rubato a The Boatman's Call e si concludono nella memoria di una rabbia figlia di un album come Let Love In (1994).

No More Shall We Part tesse un incontro tra la malinconica melodia del più recente Nick Cave e la rabbia che da sempre accompagna l'artista australiano. Negli ultimi anni della sua produzione musicale, Nick Cave pare essersi rassegnato alla tristezza e al dolore della vita, più che essersi riconciliato con l'esistenza. Senz'altro ha trovato percorsi di ricerca più spirituali, in cui gli eccessi dell'alcool e della droga sono stati sostituiti da un Dio invocato di continuo. Oltre che musicalmente, Nick Caveha di recente testimoniato questa sua ricerca spirituale scrivendo un'introduzione al Vangelo di Marcopubblicato da Einaudi. Ma da qui a voler fare di lui un ex maledetto ce ne corre. Nick Cave, resta un grande deluso, un poeta che canta con la Bibbia in una mano e la bottiglia di whisky nell'altra.

Voto 8, ottimo disco, consigliato a chi ha amato The Boatman's Call.

Voto 8 

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