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  16/12/2017 - 12:12

 

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Scanner - musica
 


Mercury Rev
All Is Dream
L'incrocio fra psichedelia quasi bucolica e il rumorismo
[V2] 2001

 




                     di Bernardo Cioci


La leggenda - parecchio fondata - racconta che durante lo storico Loolapalooza '93 una band sia stata forzata anzitempo a smettere il proprio set. A quanto pare facevano troppo rumore, un baccano veramente infernale se si pensa che gli headliners di quell'anno furono Alice in Chains e Rage Against The Machine.

Tali estremisti si chiamavano Mercury Rev ed erano intenti a ricreare la propria visione della musica, ovvero l'incrocio fra psichedelia quasi bucolica e il rumorismo degno dei prim(al)i Sonic Youth, attitudine completamente alternativa che fece girare rapidamente il nome del gruppo, già considerato fra i più fuori di testa del circuito americano.

Era una nomea fondata, non a caso il sestetto è andato più volte sull'orlo dello sbando, fra problemi mentali - causati da continui abusi di allucinogeni - e caratteriali di vario tipo. Nel 1995 uscì " See You on the Other Side". Doveva essere il coronamento di grandi ambizioni, ma l'album fu commercialmente sfortunato e anche le critiche che fioccarono non furono positive, a tal punto che oggi il leader Jonathan Donahue lo ricorda come un "disco che nessuno ascoltò, che nessuno comprò e che passò totalmente inosservato". Insomma, i tragici preamboli per lo scioglimento.

Poi, come raramente succede in questi casi, avvenne un'inaspettata rinascita, con l'uscita di " Deserter's Songs", decisa inversione di rotta in cui il rumore era sparito in favore di grandi orchestrazioni, che seguivano melodie strane e terribilmente affascinanti. Una psichedelia gentile che attingeva a piene mani dalla luminosa tradizione di formazioni come la Band (Levon Helm e Garth Hudson erano addirittura presenti, in veste di collaboratori) o da Gram Parsons, senza però suonare come qualcosa di derivativo. Sottilmente presi in giro per quasi un lustro, incapaci di ricatturare i magnifici vortici sonori degli esordi ("Yerself Is Steam", 1991), i Mercury Rev avevano infine trovato la chiave per essere rispettati tout court, oltre ad un suono che di nuovo li distingueva da tutti.

Storia recente, che ci conduce all'oggi e a questo nuovo " All Is Dream" che giustamente figura fra gli album più attesi dell'anno. La figura chiave stavolta sembra essere il grande Jack Nitzsche, scomparso un anno fa; nelle parole della band stessa il suo orecchio perfetto ha aiutato i Rev a non eccedere nei barocchismi per cui da sempre nutrono una profonda fascinazione. Avviene così il piccolo miracolo di orchestrazioni magniloquenti ed epiche ("The Dark Is Rising", "Hercules"), che tuttavia non appesantiscono la struttura sonora di un disco ancora capace di scavare nella tradizione americana, ampliandone ulteriormente la visione.

E sono tanti i pezzi che in questo contesto lasciano il segno, "Hercules", che conclude l'album con uno splendido crescendo orchestrale, "Tides of The Moon", avvolta dai riverberi di un Theremin, l'onirica "Lincoln's Eyes" sono solo lampi disseminati lungo un album privo di momenti deboli. Unico difetto, l'incedere ripetitivo di alcune sezioni, come la coda della stessa "Lincoln's Eyes" che sembra presa da "Deserter's Songs" ed appiccicata qui. Ma è un difetto che equivale al voler cercare un minuscolo pelo dentro un uovo di struzzo, per cui immaginatevi i Rev a bordo di un razzo diretto sulla luna - simile a quello che Georges Méliès mise su pellicola all'inizio del secolo - e gustate senza indugio le delizie di un album assolutamente senza tempo.

Voto 8 

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