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  22/08/2019 - 01:42

 

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Scanner - musica
 


Diana Krall
The look of love
[Verve 2001]

 




                     di Paolo Boschi


E’ la giovane signora che canta il jazz ai giorni nostri: si chiama Diana Krall, è nata a Nanaimo, nella British Columbia, suona il piano dalla tenera età di quattro anni, ha debuttato nel 1994 ed ha vinto un Grammy di settore con l’album When I look into your eyes del 1999. Alcune interpretazioni della Krall sono finite sul piccolo e sul grande schermo, dal serial TV “Sex & the City” a pellicole come Autumn in New York o The Score. L’ultimo lavoro, intitolato The look of love, è l’album dell’affermazione internazionale, che ha consacrato il suo nome anche nel vecchio continente, più o meno per gli stessi motivi che hanno contribuito al suo successo negli States, e tra i quali non rientra necessariamente la sua originalità d’interprete. Intendiamoci, si tratta di un dettaglio non da poco, perché Diana Krall ha una bella voce, sensuale, ricca di personalità: non unica però, né dotata della vocazione per le rivisitazioni artistiche radicali: le sue interpretazioni di classici jazz sono ricche di classe ed eleganza e mai fuori registro, suonano (anche se non lo sono) d’epoca, risultano ricche d’atmosfera, standard perfetti nell’assenza di guizzi creativi. Aggiungendo a siffatto stile la splendida presenza scenica della Krall, il gioco (la diva) è fatto: bellissima, alta, capelli lunghi e biondi, elegante, impeccabile, una top model che si diletta a cantare ottimo jazz, insomma, peraltro accompagnata da una valida band di supporto (Russell Malone, Paulinho Da Costa, , Dori Caymmi, Christian McBride, Peter Erskine). The look of love presenta nel complesso dieci canzoni che si avvincendano sul filo dei sentimenti (e come potrebbe essere altrimenti?): la Krall incomincia il suo show di studio con la confidenziale S’Wonderful , giocata tra swing e bossa nova (troveremo anche Besame mucho lungo la tracklist), altenando le magie di Love letters e I remember you, portandoci fuori dal tempo con l’insostenibile Cry me a river e con The night we called it a day, passando per l’eterea title track fino a chiudere il discorso con Maybe you’ll be there, altra canzone che costituisce una sorta di limbo atemporale. Una collana musicale di dieci piccole perle, buone per tutte le stagioni, ieri come oggi, ideali da indossare la sera, magari davanti ad un long drink, e forse in un malinconico night club.

Diana Krall, The look of love [Verve 2001]

Voto 7+ 

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