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  18/01/2018 - 14:54

 

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Scanner - musica
 


Carla Bley Big Band
Gran finale del Vivere Jazz Festival 2006
Sul palcoscenico la padronanza del repertorio
In concerto al Teatro Romano Di Fiesole 3 Luglio 2006

 




                     di Betty


Lo stile Carla Bley s’impone nel Jazz.
La compositrice, conduttrice d’orchestra e pianista per il gran finale del Vivere Jazz Festival 2006 é arrivata al Teatro Romano di Fiesole con la sua elegante ironia e quella sicurezza discreta che l’hanno fatta amare e stimare nel corso della sua carriera.
La bella signora passa dal pianoforte alla conduzione con il sorriso e il relax di chi dirige una valida scuderia verso il traguardo, mai dimenticando una certa, delicata umiltà, quella che contraddistingue solo i grandi artisti.
Sul palcoscenico la padronanza del repertorio, come anche dei suoi migliori sviluppi improvvisativi, ci dimostrano che Mrs. Bley sa sempre scegliere con cura i suoi compagni di viaggio; erano infatti presenti alcuni dei punti fermi della sua storia tra cui Gary Valente, il poderoso trombonista che ha firmato il colore di alcuni dei suoi brani più belli, o il fido Steve Swallow al basso, una formazione composta in parte anche da alcune “aggiunte europee” tra cui il bravissimo trombettista italiano Giampaolo Ascolese.

L'affascinante musicista di Oakland, classe 1938, continua a fare dell'innovazione la sua bandiera, senza per questo, rinunciare a un'attenta rilettura della tradizione jazz. Il risultato è una musica pensosa, rarefatta, ricca di lirismo, che viene proposta con il caratteristico Bley style, cioè uno stile pianistico che rifugge da ogni virtuosismo. Un sound diretto e asciutto, caratterizzato da un fraseggio secco, a tratti aspro, con un gusto unico nella scelta dei tempi, negli arrangiamenti, sempre curati anche in una dimensione così raccolta.


Una gran parte del concerto dedicata alle composizioni di Carla Bley (Birds of Paradise, Escalator over the Hill, …) e un’altra agli standard, ci hanno presentato un’equilibrata miscela tra lo stile d’orchestrazione ellingtoniano, l’atmosfera di Charles Mingus e i solari arrangiamenti dal sapore funky e sudamericano, il tutto splendidamente eseguito.

Voto 8 

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