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  30/03/2020 - 21:14

 

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Scanner - musica
 


Bob Dylan
Love and theft
[2001 Columbia]
L'amore e il furto secondo Bob Dylan

 




                     di Paolo Boschi


Il ritorno di Mr. Robert Allen Zimmerman, in arte semplicemente Bob Dylan, è l’ennesima sterzata di una carriera che pare infinita (c’è da augurarselo per il bene dell’umanità). Avevamo lasciato il grande poeta del rock contemporaneo all’ultima tappa della serie, mistica, personale e bluezsy, ovvero lo splendido Out of time. Quattro anni dopo Dylan torna in pista con un album di sapore country blues con occasionali momenti di swing, ovvero questo Love and theft, dichiaratamente retrò a partire dal titolo. Accertato che cambiare per il puro ghiribizzo di cambiare è un’operazione perfettamente inutile e fine a se stessa - almeno se non sorretta da un progetto musicale di senso compiuto -, è da rilevare che, stando alle dodici tracce dell’ultimo frutto della quarantennale carriera del vate musicale per eccellenza del secolo scorso, l’impressione è che abbia fatto centro anche stavolta. Le sonorità scelte per l’occasione ci riportano indietro, ed in modo rigoroso, all’America del bel tempo andato, soavemente sospesa tra gli anni Quaranta ed i Cinquanta. In siffatto sound si può entrare solo gradualmente, e poi soltanto perdervisi dentro, perché la prima sensazione offerta dall’album nel suo complesso è che si tratti di un’opera, per dirla con Dylan stesso, out of time, dichiaratamente slegata da ogni moda corrente, priva di apporti elettronici e lontana dalle tendenze del presente musicale. A pensarci bene Bob Dylan con le dodici canzoni di Love and theft non si è inventato niente, e probabilmente non ha operato nessuna svolta, semplicemente ha scelto determinati registri inesplorati in carriera, approfondendo la sua ricerca personale su territori sonori mai frequentati prima: sembra poco o nulla, ma che un signore del 1941 senta ancora il bisogno di non riciclare se stesso ad libitum ma proporre sempre qualcosa di nuovo è la conferma che nello showbiz esistono ancora (pochi) artisti veri. L’apripista è Tweedle dee and tweedle dum, una via di mezzo tra rockabilly e country cui segue a ruota Mississippi, un’insostenibile e malinconica ballata dylaniana, la prima vera gemma dell’album, incorniciata da un altro succoso rockabilly, Summer days. La successiva canzone, Bye and bye, è un delizioso swing d’atmosfera che ci porta ad un dipresso a Lonesome day blues, blues ritmatissimo a sua volta incorniciato da un altro swing jazzato, ovvero Floater, un brano sviluppato su tramature chitarristiche alla Django Reinhardt. La seconda metà dell’album presenta subito il secondo gioiello, la splendida cavalcata country di High water, pezzo dedicato a Charley Patton. Poi si continua con un romantico swing minimalista come Moonlight, subito spezzato dal blues veloce di Honest with me e dal country vagamente introspettivo di Po’ boy. Nel finale arriva anche un classico blues dal sincopato ritornello, Cry a while, brano di livello assoluto (che costituisce un ideale dittico interno con Lonesome day blues) e quindi la conclusiva ballata Sugar baby. Sentimento, malinconia, sprazzi di lirismo, emozioni: Bob Dylan continua a regalare magie musicali senza mai sprecare un colpo.

Bob Dylan, Love and theft [2001 Columbia]

Voto 8 

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