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The Unreal McCoy
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  20/07/2019 - 03:01

 

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Scanner - musica
 


Virginiana Miller
The Unreal McCoy
Dall’alternative-rock all’americana
Il nuovo album del gruppo livornese, il primo in inglese, per Santeria records / Audioglobe

 




                     di Giovanni Ballerini


Forti di un intenso singolo come Lovesong e del suo bel videoclip, a distanza di sei anni dal celebrato Venga il regno e dopo altrettanti anni di assenza dalla scena musicale, i Virginiana Miller , 20 anni di carriera all’insegna dell’alternative-rock e della musica d’autore, tornano il 29 marzo 2019 con The Unreal McCoy ”, il nuovo album del gruppo livornese per Santeria records / Audioglobe. L’album è stato prodotto nuovamente da Ale Bavo, missato da Ivan A. Rossi e masterizzato da Justin Perkins al Mystery Room Mastering Studio a Milwaukee. “Quando iniziammo a comporre le prime canzoni, cantare in italiano per una band era ancora una scommessa. Ma non ci lasciammo spaventare, forse un po' contribuimmo, con altri, a creare la scena di quello che oggi chiamate "indie". Ora, in questo 2019, cantiamo in inglese”. Ai Virginiana l’immaginazione, la capacità di descrivere con poesia e ritmo i sentimenti, la bellezza che ci circonda e la quotidianità non manca di certo. Lo dimostra la musica immaginifica, che ha partorito “Tutti i santi giorni”, che nel 2013 vinse il David di Donatello per la migliore canzone originale. In effetti la musica, il ritmo sono sempre stati per i Virginiana un piacere forte e raffinato da condividere col pubblico rock, ma non solo. I testi del frontman scrittore Simone Lenzi hanno fatto breccia anche nel pubblico letterario: dal suo romanzo “La generazione” Paolo Virzì ha tratto il film “Tutti i santi giorni”. E poi, sempre in campo letterario, Sul Lungomai di Livorno, Mali minori , “Per il verso giusto”, fino al recente In esilio, se non ti ci mandano vacci da solo . Lo dimostra questo ottimo “The Unreal McCoy”, che disegna un ritratto immaginario dell'America pensata da oltreoceano, Un po’ come faceva Salgari con la Malesia immaginata senza muoversi dall’Italia e dipinta con le sfumature più ricercate del più convincente pop d’essai in circolazione, che per l’occasione brilla di intuizioni di genere americana e country rock. Il disco disegna un nuovo mondo immaginario, un’esperienza intensa e mitizzata che ha il profumo del sogno americano e vibra di chitarre suadenti sempre pronte però a graffiare, contornate da atmosfere suggestive, talvolta intime e commoventi. “Ci sono influssi country, sonorità ricercate e qualcosa di ispirato a Morricone - Dice Simone Lenzi -. Questo è stato possibile perché abbiamo pensato i pezzi in un’altra lingua, se vuoi con più libertà. La stessa che comunque non ci manca visto che abbiamo tutti oramai una vita ben strutturata e suoniamo solo per divertirci”.

Voto 7 ½ 

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