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  18/12/2017 - 04:12

 

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Scanner - musica
 


Bruce Springsteen
Wrecking Ball
Uno dei dischi più politici e arrabbiati mai incisi dal Boss
[Columbia 2012]

 




                     di Paolo Boschi


È sorprendente pensare che Wrecking Ball sia l’ennesimo album di Bruce Springsteen in ormai quasi quarant’anni di carriera: sorprendente perché si tratta di un album bellissimo, che assortisce undici canzoni ispirate, attuali, radicate in questo triste presente di crisi mondiale che non ha risparmiato neanche gli Stati Uniti del presidente Obama, non soltanto a livello economico, quanto sul fronte etico, valoriale, in ciò che veramente conta, insomma. Potrebbe sembrare sorprendente la freschezza dimostrata da un maturo cantautore ma lui d’altra parte è il Boss, classe 1949, e ormai d’acqua sotto i ponti ne ha vista passare tanta senza che il livello artistico dei suoi dischi calasse a livelli di guardia. Premesso questo, che non è poco, passiamo nel dettaglio a Wrecking ball, che è sicuramente uno dei dischi più intrinsecamente politici e arrabbiati mai incisi da Springsteen finora, un album che sul versante musicale rielabora a più riprese il corrosivo folk delle Seeger Sessions. Si comincia a tambur battente con We take care of our own, l’apripista programmatico della situazione, poi il disco prosegue con Easy Money, un folk con sfumature gospel, e continua a colpire alla bocca dello stomaco con le successive Shackled and down, di sapore vagamente irish, e Jack of all trades, essenziale e amarissima. La traccia seguente riprende il vitalismo irlandese della seconda: è Death to my hometown, un sincopatissimo inno diretto contro i capitalisti senza scrupoli che hanno mandato metaforicamente a morte la civiltà. Dopo This depression, si arriva così alla dirompente title track, una rock ballad in insostenibile crescendo, probabilmente il punto più alto dell’intero album. A ruota segue la bellissima You ’ve> got it, che inizia in versione acustica e poi si sviluppa in una tesa ballata elettrificata. Nella coda del disco c’è spazio per un brano con un’anomala incursione rap (Rocky ground), l’immancabile cavalcata spingstreniana di Land of hope and dreams e il movimentato folk di We are live per chiudere il discorso. Vivamente consigliato. Ma per chi ha seguito I concerti del tour 2012 del Boss ( soprattutto quello fiorentino sotto il diluvio) non c’è nemmeno bisogno di dirlo.

Bruce Springsteen, Wrecking Ball [Columbia 2012]

Voto 8 ½ 

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