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  13/08/2022 - 23:36

 

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La Regina della notte, critica
Gli incubi e le visioni del giovane Mozart
Di Cristina Mazzavillani Muti e Micha van Hoecke, scenografia Stefania Battaglia, musiche Luciano Titi, costumi Massimo Poli, disegno luci Valerio Alfieri, spazializzazione Tempo Reale
Prima al Teatro Comunale di Russi per Ravenna Festival 2006

 




                     di Giovanni Ballerini


La Regina della notte, presentazione, 2006
La Regina della notte, recensione, 2006


Assistendo a La Regina della notte di Cristina Mazzavillani Muti e Micha van Hoecke, che è andata in scena in prima assoluta giovedì 22 giugno 2006 al Teatro Comunale di Russi, per il Ravenna Festival 2006, si rimane colpiti dal ritmo e dal progetto musicale, quanto dall’eleganza delle coreografie e dello spazio scenico.

Sfatando l’abitudine delle quinte nere, van Hoecke si è lasciato sedurre dalle suggestioni sceniche create per lo spettacolo da Stefania Battaglia, che si sono innestate a meraviglia nella macchina drammatica ideata da Cristina Mazzavillani. Lavorando su proporzioni, volumi, colori, dispositivi, la Battaglia ha lasciato che la scena si svelasse in un sistema di segni a più dimensioni, che ha scandito e amplificato l’incalzante reticolo di visioni senza tempo innescate nel piccolo Mozart dalla Regina della notte. Da sottolineare anche l’interazione fra attori e gli ingegni scenici (un rosso sipario che invade la ribalta in certi momenti, una geometrica vetrata che svela e cela altri mondi, carrozze multicolori che si animano sul tronco dei ballerini e tanti altri), realizzati secondo diverse scale e proporzioni con il corpo umano, moltiplicando l’armamentario visionario e le declinazioni del gioco teatrale.

Lo spettacolo si articola per quadri coreografici in continua variazione, come in un ideale circo mozartiano in cui c’è spazio per la leggiadria e il grottesco, per il giorno delle passioni e per l’imbrunire dei pensieri, per le tenebre delle riflessioni, per le piroette spazio – tempo delle fiabe. E se, come ha tenuto a sottolineare la Mazzavillani Muti, nelle coreografie di Micha, la danza diventa poesia di note, sono soprattutto l’acume scenico e il lavoro del compositore Luciano Titi a dare slancio a questo riuscito lavoro che è stato spazializzato sonoricamente da Francesco Giomi e Damiano Meacci del Centro Tempo Reale.  

Luciano Titi non si è infatti limitato a mettere in sequenza pezzi originali con brani scelti dal Flauto magico, dal Don Giovanni, dalle Nozze di Figaro e Così fan tutte, ma ha mixato insieme le emozioni (e le intenzioni) verdiane facendo espresso riferimento a Lady Macbeth (una sorta di alter ego de la Regina della notte), ha lanciato un ponte fra Falstaff e Don Giovanni, il cui finale, assemblato dal compositore, sembra quasi una tessitura musicale unica. Alla maniera di un Dj ante litteram, Titi ha sviluppato il lavoro come un gioco di specchi musicali in cui contemporaneo e classico si rifrangono alla perfezione, in un luogo sonoro in cui c’è spazio per la poesia e l’invenzione. Di sicuro se Mozart fosse un giovane d'oggi sarebbe all’avanguardia nelle nuove tecnologie, sarebbe probabilmente un luminare del sound elettronico, della techno, della house. Titi dà spazio proprio a questa intuizione unendo i beat, concertando i BPM, allargando i break, creando insomma una partitura originale che si avvantaggia di campionamenti operistici, che vengono trattati ed esplorati anche da un punto di vista semantico e strutturale. Idee e spunti che danno l’idea dello spessore del lavoro di questo interessante compositore romagnolo che si esalta nella sperimentazione.

Bravi anche tutti i ballerini che, diretti da van Hoecke, esprimono (spontaneamente) una teatralità non indotta. Azzeccati i visionari costumi di Massimo Poli e il disegno luci di Valerio Alfieri. L’unica perplessità che ci rimane dopo aver visto lo spettacolo riguarda il titolo, che potrebbe tranquillamente variare in “Il giovane Mozart” o qualcosa di simile. A nostro avviso infatti, la figura della Regina della notte risulta infatti non risulta del tutto tratteggiata, un po’ in ombra rispetto alle giuste intuizioni di Cristina Mazzavillani Muti, che nell’ideazione di questo progetto ha sicuramente pensato di mettere in primo piano, insieme a Mozart, proprio questo personaggio seducente ed enigmatico del Flauto Magico.

Voto 7 ½ 

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