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  26/09/2022 - 02:26

 

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Cosmesi
La primadonna: chi semina vento raccoglie tempesta
di Eva Geatti e Nicola Toffolini, suono Stefano Pilia, allestimenti Michele Bazzana e Davide Macor, elettronica Tommaso Pecile, allestimenti Enrico Lain, illuminotecnica Cristian Zanor,
Una produzione Cosmesi per Zoom Festival 2007. Sabato 12 Aprile 2008 incontro pubblico alle 19 Repliche alle 21, 21.30 e 22 al PIM Spazio Scenico Quattrospine Project a cura di Serena Vincenzi a Milano

 




                     di Giovanni Ballerini


ZOOM Festival 2007
ZOOM Festival 2006
Cosmesi, La primadonna: chi semina vento raccoglie tempesta, 2007
Teatro dell’Esausto, Foie-Gras, 2007
Compagnia gogmagog, Have I none, 2007


Progettualità e vivace interdisciplinarietà sono alla base del progetto Cosmesi. Un gruppo artisti visivi che dal 2001 propone qualcosa di nuovo e sicuramente interessante nel nuovo panorama teatrale italiano e a quello che ci sta intorno. Performance, installazioni autonome di impatto e soprattutto di grande gusto che il duo creativo composto da Eva Geatti e Nicola Toffolini creano sia nei teatri, che in altri spazi. Un artista visivo e inventore di organismi artificiali e una fresca performer alla ricerca di spazi non teatrali in evoluzione animati da architetture da costruire e agire, che definiscono e propongono in scena come autosufficienti.

Gli udinesi Cosmesi, che nel 2005 hanno vinto il Premio Iceberg con un atto senza troppe parole, hanno una buona frequentazione con a Toscana. Nel 2006 proposero allo Zoom Festival il delizioso vuoto assoluto di Mi spengo in assenza di mezzi (dedicato alle difficoltà con cui si trovano a fare i conti gli artisti che cercano strade inedite), nel Cantiere Ex Macelli di Prato per Alveare Off di Contemporanea 2007, l’azzeccato Cumulonembi alla mia porta in cui una donna sogna di morire in maniera epica e invece alla fine si suicida (con stile) in un modo banale, soffocata dalle esalazioni dello scappamento della sua Audi, mentre allo Zoom Festival 2007, con La primadonna: chi semina vento raccoglie tempesta, si riflette in un blitz di 9 minuti sul tema della creazione. Un paradosso in forma di haiku teatrale in cui l’ex icona glamour dei Motus si muove (poco) al vento, sotto una banderuola e un manicotto di stoffa. Eva, un po’ statua della libertà, un po’ gallina dalle uova d’oro, fra sorrisi, rumori industriali ed echi agresti, si agita dolcemente, ammicca la platea su una sorta di scultura – pedana - giocattolo di luce, mentre un paracadute – pallone d’aria bianco e rosso la fascia e ne dilata la figura, come in un volo statico alla ricerca del sogno, di una rappresentazione di un immaginifico ciclo nascita-morte, che si conclude con un lancio - ostentazione di un uovo.

Anche in questo caso la chiara provenienza dalle arti visive del gruppo è un pregio evidente. Le performance, le installazioni le sanno fare davvero, sono il loro mondo ideale. E la loro drammaturgia istantanea per immagini, ha il pregio di unire poesia ad azione, ironia ad astrattismo, accendendo (e polarizzando) gli occhi dello spettatore su una scena capace di comunicare da sola, che diventa il vero centro dello spettacolo.

Voto 8 

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