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  26/09/2022 - 01:28

 

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Cosmesi
Mi spengo in assenza di mezzi
Un progetto e regia di Eva Geatti e Nicola Toffolini, luci e allestimenti Michele Bazzana, elettronica delle luci Tommaso Pecile suono Stefano Pilia
Spettacolo per 37 spettatori a replica Al Teatro Studio di Scandicci l’8 Dicembre 2006 per ZOOM festival, immagine del nuovo teatro in Toscana e in Italia - anno zero

 




                     di Giovanni Ballerini


Zoom Festival, seconda edizione, 2007
Zoom Festival, prima edizione, 2006
Cristina Abati – Mangiare la luna, 2006
Teatro Sotterraneo, UNO – Il corpo del condannato , 2006
Daniele Timpano – Dux in scatola, 2006
Antonio Tagliarini, Titolo provvisorio: senza titolo, 2005
Teatro dell’Esausto – La caduta, 2006
Cosmesi – Mi spengo in assenza di mezzi, 2006
Bobo Rondelli e Andrea Cambi – Farsa, 2006


Ricominciano dalla drammaturgia dello spazio i Cosmesi, ma lo fanno al buio o quasi per Mi spengo in assenza di mezzi, lo spettacolo per 37 spettatori presentato, con qualche sussulto allo ZOOM festival 2006.

Cosmesi, il progetto artistico nato dall’ incontro fra l’artista visivo Nicola Toffolini e la performer Eva Geatti elaborano un teatro di spazi, lasciando a altri l’onere di interessarsi di scenografie teatrali. A Toffolini, Geatti & Co. interessa infatti creare un contenitore autosufficiente di un mondo nuovo, un contenitore dell’attore che diventa contenuto, che avvolge e spiazza lo spettatore.  

 “Se non è possibile una sperimentazione architettonica in scena siamo costretti al vuoto ed è un vuoto inteso come assenza, vuoto inteso come mancanza e ancora un vuoto inteso come buio, un buio fitto assoluto. Ad un impianto scenico negato non può che corrispondere lo sviluppo di uno spettacolo che non si può vedere densamente costruito e sviluppato nel nero fitto in cui poter far perdere gli sguardi, si decide unicamente di privilegiare i “soggetti” della messa in scena dotandoli del complesso di sofisticati strumenti, oggetti, ed indumenti, che diventano necessari per poter agire indisturbati nel buio assoluto con naturalezza. Chirurgicamente si sottrae alla vista tutto quello che ci si aspetta dal “teatro”; allontanando lentamente la concezione di spazio fisico finito che il buio concede di rimodellare e ridefinire profondamente. Un progetto visivo, non un “radiodramma”, non un lavoro da ascoltare e basta. La centralità del progetto è la progressiva sollecitazione dello spettatore allertato dall’oscurità forzata. Il teatro c’è ma non si vede”.

I vincitori del Premio Iceberg 2005 hanno le idee chiare e te lo fanno capire subito con le luci dell’essere – lampada che ti conduce al tuo posto, in mezzo al palcoscenico. Il resto è un viaggio nella musica, nell’immaginario, nei suoni, nelle paure. Anche quelle primordiali: buio, rumori, impossibilità di capire dove sei, cosa succede. Si parte con le frammentarie performance di Eva Geatti - ballerina, ma presto l’icona creata dall’attrice che molti ricorderanno protagonista  nelle performance dei Motus, scomparirà dalla vista dello spettatore lasciando il posto a un buio animato da mille suggestioni, dalla dinamica dei suoni.

Come in quegli antri del terrore che un tempo furoreggiavano nei luna-park, una tenebra densamente popolata da presenze abilmente sfumate, da suoni grotteschi e percezioni deviate accoglie l’attenzione del pubblico che si immerge in un nero dipinto di nero. Un radiodramma? No, piuttosto una tela nera in cui le azioni sono una sequenza di tratti dello stesso colore tracciati con cura sulla stessa superficie oscura. Un’istallazione d’arte che ha la forma e la sostanza di un teatro vissuto d’istinto, anche (o paradossalmente anche di più) al buio. I segni ci sono, si intuiscono dai fruscii che ti avvolgono, si scorgono dilatando le pupille, con una certa attenzione a non rimanere accecati dalle improvvise e violente incursioni di luce.

Un titolo che insomma è da solo un programma: ma intanto, Mi spengo in assenza di mezzi, gioca, ironizza, lapida l’immenso vuoto che c’è, cioè la drammatica carenza di risorse finanziarie di cui si devono fare carico le giovani compagnie che spesso non hanno alternativa alla coraggiosa autoproduzione.

Voto 7 ½ 

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