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  19/07/2024 - 17:56

 

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Cani di bancata
Testo, regia, costumi: Emma Dante
Scene: Emma Dante e Carmine Maringola. Con: Manuela Lo Sicco, Antonio Puccia, Salvatore D’Onofrio, Sandro Maria Campagna, Carmine Maringola, Sabino Civilleri, Michele Riondino, Alessio Piazza, Fabrizio Lombardo, Ugo Giacomazzi, Stefano Miglio. Luci: Cristian Zucaro
Il 20 gennaio 2007 alla Città del Teatro di Cascina, dal 07/02/2007 al 11/02/2007 a Limone Fonderie Teatrali di Moncalieri, dal 6 all’11 marzo 2007 al Mercadante di Napoli

 




                     di Tommaso Chimenti


Emma Dante: Il Festino, 2009
Emma Dante: cani di Bancata, 2007
Emma Dante: La scimia, 2006
Emma Dante: Mishelle di Sant’Oliva , 2005
Emma Dante: Medea
Emma Dante: MPalermu e Carnezzeria


Ormai Emma Dante è un fenomeno di massa e la massa, si sa, fa volume, strepita, scalcia, urla. Ormai sinonimo di purtroppo perché se anche la Dante diviene icona, totem e amuleto allora la cultura televisiva e calcistica ha assorbito un altro pezzo di indipendenza teatrale. L’idolatria abbonda sulla bocca degli stolti. Il suo “Cani di bancata” è come sempre ricco e debordante, con il siculo stretto, meno acre o rosposo stavolta, infarcito di “italiano” che qui sembra dialetto minoritario e suburbano, ma meno deciso e spinto rispetto ad altre “faccende”. Le corde toccate in “Carnezzeria”, le viscere aggrovigliate di “Vita mia” sono sideralmente lontano dalle bancate di Ballarò o della Vucciria. Esco dal teatro e resto impassibile: non è un bel segno dopo aver visto una piece che parla di Cosa Nostra. Non viene aggiunto niente di nuovo, “La mafia non esiste”, il tutto intriso ora da banalità, “siamo tutti mafiosi” (culturalmente), adesso da lampi scenici, strutture di vere e proprie coreografie di corpi-oggetto perfetti e precisi nel loro galoppare sincronico supportati da una continua danza di violenze e prevaricazioni e angherie in una Famiglia, l’Italia capovolta dell’ultima scena, campanilista, ghettizzante, divisa, scissa, nemica del vicino di pianerottolo. Mafiosi, con le mutande bianche e linde come la coscienza, sono il Governatore e l’Arcivescovo, il Direttore del giornale ed il Sottosegretario, l’Imprenditore edile e il Farmacista, il Colonnello. Attacca con una canzone popolare, rigorosamente a cappella, corde vocali roche e capelli corvino, la cantantessa Carmen Consoli che proprio con la Dante ha realizzato la regia del suo ultimo spettacolo teatral cantante gaberiano. Due siciliani, e per giunta donne, che ce l’hanno fatta. Il ponte di Rialto in stile veneziano fatto con sedie da Pontefice con schienale traforato che sembra una gabbia inchioda i protagonisti, tutti maschi tranne la Mamma Santissima, nel rituale dell’affiliazione. O dentro o fuori. O amico, e per sempre, o nemico, da eliminare anche subito. O con me o contro di me. Non ci sono mezze misure, come le stagioni. I baci sulla bocca come colla a sancire il contatto permanente, la chiusura all’esterno, la fiducia totale e cieca. “Nel nome del Padre, del Figlio, della Madre e dello Spirito Santo” è la nenia formale che oscilla tra il sacramento e il blasfemo. I movimenti sono danze omosessuali, con la canna della pistola (al contrario ricorda uno Stivale) in bocca, da “Sud Side Story”, da duelli in stile “Tano da morire”, morsi dalla tarantola, con i soldi come petali (“American Beauty” o “Proposta indecente”) che cadono a coprire il pavimento. Banconote, pistole, gun’s and roses, gestione dei rifiuti: non c’erano altri modi, certo più innovativi, per descrivere la mafia-vedova nera? Il trono della madre-mafia, malata e ferita e quindi ancora più pericolosa, si sfalda in un banchetto obliquo ed iniquo, una piramide di potere dove cola il vino-sangue, il pane-corpo sputato e vomitato bulimicamente. Davanti a tutto questo l’uomo comune, in mutande nere sporche come la coscienza popolare omertosa come le tre scimmiotte, l’uomo della strada, e non di strada, un po’ Fantozzi e un po’ Mister Bean, invitato alla festa soccombe schiacciato, con il cappio al collo, in regole asfittiche.

Voto 7 

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