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  25/05/2012 - 02:44

 

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Medea
Da Euripide, adattamento e regia Emma Dante
con Iaia Forte e Tommaso Ragno e con Luigi Di Gangi, Stefano Miglio, Alessio Piazza, Antonio Puccia, Francesco Villano, musiche composte ed eseguite dal vivo da Fratelli Mancuso - scene e costumi Fabrizio Lupo
Teatro Studio di Scandicci mercoledì 31 marzo e giovedì 1 aprile 2004

 




                     di Giovanni Ballerini


Emma Dante: Il Festino, 2009
Emma Dante: cani di Bancata, 2007
Emma Dante: La scimia, 2006
Emma Dante: Mishelle di Sant’Oliva , 2005
Emma Dante: Medea
Emma Dante: MPalermu e Carnezzeria


E’ interessante il percorso linguistico che Emma Dante attua in una Medea (da Euripide), che si dipana fra dialetto, testo originale, classico e ricerca. La Dante si conferma una delle autrici rivelazione del nuovo teatro italiano e, dopo i successi di “mPalermu” e “Carnezzeria” (entrambi vincitori del premio Ubu) firma una Medea, con Iaia Forte, Tommaso Ragno e la musica dal vivo dei Fratelli Mancuso. Il lavoro ha il suo epicentro ideale in una sala parto, dove Medea è pronta a partorire la sua tragedia.
“La Medea da cui comincerò per avviare questa indagine sui suoi pluriomicidi ha a che fare col travaglio del parto, con la sua fertilità devastante e rigogliosa, con la sua innata capacità di generare e di perpetuare la specie in un paese abitato soltanto da un popolo maschile inadatto a contenere e a sviluppare il seme – spiega Emma Dante -. Giasone l’abbandona incinta e si fa re di una città sterile. Questo sarà il vero delitto con cui Medea punirà Corinto, negandogli i figli, partorendo aborti come eredi, decidendo a monte il destino di una città nella quale senza di lei risulta inutile qualsiasi tentativo di sopravvivenza”.
Emma Dante nel suo adattamento della tragedia di Euripide cerca di capire le ragioni per cui Medea si attacca disperatamente al concetto di libertà. Per Emma Dante “La vera tragedia di Medea consiste proprio nella difficoltà di mantenere coscienti le sue pulsioni primitive, lottando disperatamente perché non si trasformino mai in regole da rispettare; regole imposte da una struttura sociale di dominanza al solo scopo di perpetuarsi e di sopravvivere”. Medea a suo modo è una diversa, straniera in patria e nella terra di adozione e la regista per raccontarla parte da un luogo simbolo per l’inizio della vita: la sala parto. Il lavoro è arricchito e scandito dalle cantilene etniche dei Fratelli Mancuso. canzoni misteriose, solennemente primitive.

Voto 7 

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