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  10/02/2012 - 18:31

 

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Big Bang Circus
Biennale di Venezia 2002
Piccola storia dell'universo
A Venezia (Teatro Piccolo Arsenale) il 20 e 21 settembre 2002. L'8 e 9 ottobre 2002 alla Sala Tripcovich di Trieste

 




                     di Giovanni Ballerini


I miti fondativi dell'universo
Le Metamorfosi, regia di Giorgio Barberio Corsetti
Big Bang Circus - 2002
La Compagnie Le Grain
Next 2002: VIII Mostra Internazionale di Architettura


Fra gli eventi di fine estate è sicuramente da segnalare, almeno potenzialmente (poi vedremo come sarà realizzato) Big Bang Circus, un nuovo lavoro che la Biennale di Venezia 2002 propone nel settore danza musica teatro. L'opera, che è in scena il 20 e 21 settembre 2002 al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia e l'8 e 9 ottobre 2002 alla Sala Tripcovich di Trieste, è un po' la scommessa di questa edizione del Settore Musica (che dal '99 si avvale della direzione artistica di Bruno Canino) della Biennale di Venezia. L'evento si avvale della partitura del compositore contemporaneo vivente (non è detto sia un vantaggio visto il livello di tante creazioni in ambito contemporaneo in Italia negli ultimi anni) Claudio Ambrosini e della regia di Christine Dormoy, fondatrice de La compagnie Le Grain, un gruppo francese attivo nell'ambito del teatro musicale contemporaneo. Ci auguriamo che, visto che questa opera dedicata alla nascita dell'universo (passando dalla mitologia classica alle formulazioni scientifiche) quella della Dormoy si riveli poi alla fine una regia giocata sulle interazioni fra la musica contemporanea di Ambrosini e il teatro, sulle intuizioni del libretto di Cappelletto. Sarebbe comunque interessante che giocasse sull'improvvisazione ordinata (in cui il circo sia più che altro uno stato d'animo, uno dei tanti modi di intendere la scena), cioè su un modo per esprimere l'attualità dei miti, sul fascino che ancora (o forse sempre di più) le figure mitologiche esercitano oggi sull'immaginario contemporaneo. In prospettiva (lo verificheremo), si tratta in sostanza di una creazione a 360 gradi sul mito dell'inizio della vita. Ma se la narrazione (espressa nel libretto) si avvantaggia di una sterminata carrellata di citazioni (visuali, poetiche, letterarie e scientifiche), sarà sicuramente anche lo stile dei costumi (al pari della musica e del canto) a delineare i personaggi, a fornire un autentico trampolino di lancio alla drammaturgia. Il progetto dovrebbe essere insomma denso di spunti. Tutto dipende da come saranno portate avanti tutte queste idee. Il teatro musicale contemporaneo (o, se preferite lirica contemporanea) da tempo è al contempo sinonimo di sperimentazione e di ricerca della qualità, quindi bisogna avere le idee chiare. Non improvvisare. Ma torniamo ai credits di questa produzione: il direttore d'orchestra è Marcello Panni, la messa in scena di Christine Dormoy, i costumi e gli elementi scenici sono di Stefania Battaglia, la scenografia di Philippe Marioge, il light design di Dominique Mabileau, la regia del suono e live electronics di Alvise Vidolin. Gli interpreti sono il soprano Sonia Visentin, il mezzosoprano Paola Seno, il tenore Leonardo De Lisi, il basso Abramo Rosolen e l'attore Marco Zannoni.

Voto 6 

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