La
storia al centro di Anime alla deriva, romanzo d’esordio dell’ultimo
giovanissimo fenomeno letterario anglosassone, Richard Mason,
è di carattere sentimentale, come autorizza ad intendere il titolo stesso, e
presentata attraverso un taglio rievocativo. Nonostante le vicende dei
personaggi siano ambientate negli anni Novanta, il semplice espediente di
rileggerle (o meglio di ricordarle) a quasi mezzo secolo di distanza conferisce
alla trama una patina atemporale che, miscelata con la situazione da giallo
(latente) dell’incipit, pone il lettore in una posizione straniante
rispetto alla trama
iniziale, creando un’atipica suspense à rebours (la fine è nota, ma resta
la curiosità di sapere come ci si è giunti): il settantenne ex violinista James
Farrell, osserva un tramonto sul mare tempestoso da una finestra dell’antica
residenza di famiglia della moglie Sarah, ovvero Seton Castle, in Cornovaglia.
La consorte, con la quale James ha vissuto nell’avito maniero le ultime quattro
decadi lo ha appena lasciato vedovo: ma il protagonista, con abile rovesciamento,
ci svela subito che è stato lui ad uccidere Sarah, neppure ventiquattr’ore
prima e nonostante il suo carattere assolutamente pacifico. Resta solo da
capire il perché dell’inopinato gesto omicida: per ricostruirne i motivi James
Farrell dovrà ricordare e ricostruire eventi rimossi della propria gioventù,
ritornando con la memoria a Londra, all’epoca in cui, poco più che ventenne,
barcamenandosi per affermare in famiglia la sua vocazione per il violino, gli
accadde d’incontrare la splendida Ella, vitale cugina di colei che sarebbe
divenuta sua moglie, e d’innamorarsene perdutamente, a scapito delle rigide
convenzioni dell’alta società londinese. Sul filo della reminiscenza Anime alla
deriva passa in rassegna l’apprendistato artistico del giovane James,
l’esplosione di un amore clandestino che aspira alla luce del sole, la nascita
di un intensa amicizia virile col pianista Eric in un lungo viaggio a Praga –
un’amicizia che per Eric si confonderà con l’amore e lo spingerà, dopo essere
stato usato e rifiutato da James, al suicidio –, la scoperta della vena di
fatale follia nella famiglia di Ella e Sarah, ed infine una tragedia
incomprensibile che metterà fine alla storia di James ed Ella, destinata a
trovare risposta quasi cinquant’anni più tardi. Sicuramente convincente sotto
il versante narrativo, seducente sul fronte della scrittura, il romanzo
d’esordio di Richard
Mason ha diviso la critica per le sue latenti caratteristiche da soap
opera letteraria. Senza dubbio un po’ di verve in più e meno
pedanterie formalistiche avrebbero reso Anime alla deriva maggiormente
intrigante e scorrevole: si tratta in ogni caso di un’opera che
si fa leggere e che, pagina dopo pagina, finisce inevitabilmente per assoggettare
la curiosità del lettore. D’altra parte, se (come pare) l’autore ha realmente
scritto il suo romanzo d’esordio alla tenera età di diciotto anni, non si può
che chiudere un occhio ed attendere fiduciosi prove più mature ed originali.
Richard Mason, Anime alla deriva, Torino, Einaudi ("Einaudi Tascabili"), 2001; pp. 356
Voto
7
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