"Boka guardava davanti a sè con uno sguardo serio e triste e, per la prima volta, nella sua pura anima di ragazzo, si affacciò l’idea appena percepibile di ciò che è in fondo la realtà di questa vita, che ci spinge tutti alla lotta, spesso con grande serenità, ma qualche volta anche con grande tristezza."Così termina quello che può essere definito con merito il migliore dei romanzi di questo secolo sull’infanzia e cioè " I Ragazzi di Via Pal" dell’ungherese Ferenc Molnar.
Circa novanta anni dopo, Roddy Doyle con Paddy Clarke ah ah ah! e Daniel Picouly con Il Campo di Nessuno si avvicinano al mondo dell’infanzia con la stessa grazia e la stessa leggerezza del romanzo di Molnar.
Entrambe le opere narrano le avventure di un infanzia "quasi felice", i sogni, i giochi, i miti le passioni di un ragazzino di dieci anni il tutto attraverso un linguaggio fresco e geniale.
I richiami ai Ragazzi della Via Pal sono innumerevoli, dall’ambientazione circoscritta (il quartiere, la scuola, i campi di gioco, e sempre la famiglia di modeste condizioni) ai giochi crudeli tra coetanei, ma quello che veramente gli unisce intimamente è il presagio, che ricorre in molti istanti,che qualcosa di definitivo incombe sul destino dei nostri giovani protagonisti. Quel presagio che si svela nelle ultime righe del romanzo di Molnar non è altri che la fine della giovinezza, la fine dell’età della grazia, in cui i protagonisti, come ha così efficacemente dichiarato Picouly, "vivono l’ultimo momento prima di vedere i fili attaccati alle marionette".
Voto
7
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