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  29/11/2014 - 06:59

 

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George Perec
La vita. Istruzioni per l'uso
Torino, Einaudi, 1998
Il puzzle letterario di Perec

 




                     di Filippo Mezzetti


All'età di vent'anni Barlebooth eredita un patrimonio tale da permettergli di poter vivere egregiamente per il resto dei suoi giorni senza la minima preoccupazione; decide pertanto di pianificare la sua vita in maniera quantomeno originale.
Per i primi dieci anni, prenderà lezioni di acquarello .
Per i successivi vent'anni, dipingerà i tramonti e le albe che si vedono dai vari porti di mare sparsi per tutto il mondo, facendo un acquarello ogni quindici giorni (circa). Viaggerà in compagnia del fedele servitore; ed il suo itinerare non seguirà un disegno preciso, ma sarà frutto dell'ispirazione momentanea.
Le marine, come le chiama lui, verranno poi spedite ad un altro vicino di casa, un certo Gaspard Winckler.
Questi le incollerà su una tavola di legno e ne studierà attentamente la struttura grafico-cromatica per qualche giorno. Poi, con la sega a due velocità, taglierà il tutto creando un puzzle.
Saranno proprio questi puzzles che occuperanno gli ultimi vent'anni della vita di Barlebooth. Egli ricomporrà le sue marine allo stesso ritmo col quale le ha dipinte vent'anni prima e alla fine separerà la carta dal legno.
L'ultimo atto consisterà nell'inviare un uomo di fiducia a bruciare il foglio esattamente nel porto dal quale l'acquerello è stato ritratto.
In questo modo della vita di Barlebooth non rimarrà alcuna traccia! Barlebooth rappresenta il personaggio-metafora di questo romanzo.
È una delle tante persone che sono vissute a Parigi nel palazzo che si trova al numero 11 di Rue Simon-Crubellier; insieme a Serge Valène ed a Gespard Winckler.
In realtà, è questo condominio il vero protagonista del romanzo.
Nel libro non c'è un avvenimento narrato in divenire e tutte le storie non sono altro che cunicoli scavati nel passato dalle persone che hanno abitato nel palazzo dalla sua edificazione, avvenuta nel secolo scorso, fino alle otto di sera del 23 giugno 1975.
Le gallerie si sono intrecciate negli anni che sono passati; alcune direttamente ed altre per interposta persona.
Questo scavare a ritroso ha diviso l'insieme spazio-tempo in tante tessere di un puzzle che, opportunamente ricomposte, forniscono un disegno globale.
L'orologio infatti si è fermato pochi istanti prima delle otto di sera; e qualsiasi angolo del palazzo, od oggetto in esso contenuto, offre a Perec uno spunto per guardare indietro.
Ogni capitolo potrebbe essere una storia a se stante ma qualcosa lo mette in relazione ad un altro o a molti altri, tanto che occorrerebbe leggere due volte il libro per cogliere almeno la metà dei collegamenti.
E la complessità non si ferma qui, visto che l'autore si è dato la regola di inserire un riferimento letterario in ogni storia narrata.
Questa sorta di libro-gioco, poggia pertanto, su solide basi. Ogni capitolo è stato concepito in modo rigorosamente matematico; e come accade in tutti i puzzle ogni tessera confina con altre tessere, ma occorre trovarli i due pezzi adiacenti; trovarli e farli combaciare, perché non basta che abbiano colori simili e incastri probabili.
Due dissertazioni perfettamente identiche poste all'inizio e a metà del libro comunicano al lettore i principi che, secondo l'autore, stanno alla base del puzzle come filosofia di vita.
Al termine, ben quattro indici: l'indice dei nomi, dei riferimenti cronologici (storici e relativi ai personaggi), l'indice delle storie narrate ed il sommario dei capitoli.
Un'ultima chicca: come mai i capitoli sono 99 e non 100 com'era logico supporre? Forse al puzzle manca l'ultima tessera?

George Perec, La vita. Istruzioni per l'uso, Torino, Einaudi, 1998

Voto 8 

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