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  20/11/2017 - 11:03

 

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Scanner - libri
 


Raffaele Calabretta
Il film delle emozioni
un libro sul piacere di essere sé stessi
Alberto Gaffi editore in Roma, Pag. 202, euro 12,00

 




                     di Alessio Degli Incerti


Cosa succede quando uno scienziato, sul punto di redigere un articolo scientifico da pubblicare sulle più importanti riviste del settore, dà improvvisamente sfogo ai suoi pensieri, sia quelli più banali sia quelli reconditi, liberando una sorta di flusso di coscienza che si avviluppa in forme disparate.

Il film delle emozioni di Raffaele Calabretta è un libro inconsueto, scritto con l’ardore febbrile di chi vorrebbe far emergere come un magma il mondo racchiuso dentro di sé, ma non conosce una forma assoluta in cui cristallizzare il suo scritto. Sulla pagina si alternano dunque brani diaristici, pagine di sceneggiatura, articoli scientifici, e-mail trascritte pedissequamente. Quello pubblicato da Gaffi è un libro camaleontico, dunque, che esibisce con ironia e crudele sincerità la sua ricca contaminazione.

Il protagonista, l’io narrante è Gabriele (ma non si fa certo fatica a riconoscervi l’autore stesso), ricercatore al CNR che cerca di scrivere un articolo sulle emozioni per proporre agli altri il metodo per gestirle saggiamente, ma è indeciso, combattuto, tale è la sua voglia di emergere, di affermare il proprio ego. Scrivere un articolo scientifico? Forse no. Cimentarsi in un romanzo? Certo! Stendere una sceneggiatura? Eureka! Tante le strade che Gabriele tenta di percorrere, sempre in bilico tra l’ansia di imporsi un limite e la voglia irresistibile di varcarlo.

Perché non posso decidere di essere felice? Alcuni dicono che bisogna farsi entusiasmare dalle cose e per questo, invece di scrivere l’articolo scientifico che mi hanno invitato a pubblicare a proposito delle mie ricerche sull’evoluzione del cervello, sto provando la cosiddetta tecnica del diario: devo scrivere delle questioni che più mi rendono triste o mi fanno arrabbiare nella vita, lo devo fare per almeno 10 minuti senza fermarmi e senza preoccuparmi della grammatica e dell’ortografia. Forse questa tecnica mi aiuta finalmente a capire che tipo di lavoro mi piacerebbe fare!

Questo di Calabretta è un libro sulle emozioni, sul loro valore e le loro contraddizioni, ma è soprattutto un libro sul piacere di essere sé stessi, magari ridendoci sopra, scomponendo la propria immagine in mille sfaccettature, e alla fine non ritrovandola più.

Nella storia della Letteratura sono tanti gli esempi di personaggi del settore scientifico che hanno scoperto una sorprendente vocazione letteraria: si potrebbero citare Primo Levi oppure Carlo Emilio Gadda, un ingegnere capace di costruire una babele linguistica magmatica e dissacrante. Certo, non si vuole accostare Calabretta a queste due figure, però si avverte nella sua scrittura l’urgenza positiva di un talento che vorrebbe manifestarsi.

Voto 7 ½ 

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