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  18/12/2017 - 17:27

 

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Soul Kitchen
Regia di Fatih Akin
Cast: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Catrin Striebeck; commedia; Germania; 2009; C.

 




                     di Paolo Boschi


L’ultima fatica del giovane regista Fatih Akin, già premiato con l’Orso d’Argento a Berlino 2004 per La sposa turca, è l’ennesimo film di marca culinaria, nell’intrigante scia di leccornie filmiche quali Ricette d’amore, Chocolat o Ratatouille, tanto per citare le più recenti. La storia al centro di Soul Kitchen assortisce in modo calibratissimo un cast di personaggi assolutamente psichedelici, un nugolo di ottime trovate narrative, un’ambientazione squallidamente metropolitana ed una bella colonna sonora di marca ovviamente black, che alterna soul e funk. Ad Amburgo il giovane Zinos, di origine greca, si dà molto da fare per tenere in piedi il suo locale, il Soul Kitchen, la cucina dell’anima, uno scalcinato ristorante che ha mutuato il titolo dell’omonima canzone dei Doors – lo stesso Zinos, capelluto e grunge, sembra una versione leggermente sovrappeso del mitico Jim Morrison –. Il nome non deve trarre in inganno, perché i quaranta piatti del menu proposto da Zinos ai suoi clienti hanno tutti più o meno lo stesso sapore di surgelati fritti, ma il disincantato protagonista – un irresistibile Adam Bousdoukos, peraltro co-sceneggiatore con l’amico regista – cerca sostanzialmente di sopravvivere senza mirare troppo in alto, ma tutto prende ad andare letteralmente a rotoli: la sua bella fidanzata Nadine se ne vola a Shangai per inseguire un’importante opportunità di lavoro, suo fratello Ilias, ex detenuto, lo costringe ad assumerlo per godere del regime di semilibertà (ma non ha nessuna intenzione di lavorare), la sua schiena va in cortocircuito e gli impedisce di lavorare, ma il nuovo chef assunto – eccentrico, tostissimo ma un po’… estremo – viene boiccotato dalla clientela, che preferisce la solita rassicurante cotoletta fritta all’haute cuisine. Se non vi sembra abbastanza, un vecchio amico di Zinos, Neumann, agente immobiliare senza scrupoli, ha messo gli occhi sul Soul Kitchen e, per costringere il protagonista a vendere, gli ha scatenato contro il fisco e l’ufficio d’igiene. Tutto sembra volgere al meglio quando un gruppo di nuovi clienti si lascia conquistare dalla filosofia culinaria del nuovo chef ed il ristorante viene messo a norma, ma Zinos non riesce a superare la mancanza della fidanzata e decide di raggiungerla a Shangai, lasciando il locale all’inaffidabile fratello, una scelta doppiamente catastrofica perché Ilias perde il ristorante al gioco e Nadine ha iniziato a tradirlo. Nel punto più basso della sua esistenza Zinos potrebbe forse ancora riprendersi il Soul Kitchen proprio con un piccolo indispensabile aiuto da parte dei due che l’hanno rovinato... Il tutto raccontato in una sequenza quasi chapliniana di disastri ed attraverso una galleria umana chiassosa e variopinta, che ricorda non poco il cinema di Kusturica. Soul Kitchen è una commedia originale e divertente, a tratti esilarante, caratterizzata da un ritmo strepitoso e capace di muoversi dall’inizio fino ai funkadelici titoli di coda restando in equilibrio sul filo sottile che separa il comico da grottesco, per chiudersi in modo circolare nella sequenza più delicata di tutta la pellicola. Un film alternativo, effervescente, contagioso: non c’è da sorprendersi che a Venezia 2009, dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria, abbia costituito la grande sorpresa della manifestazione. Imperdibile.

Soul Kitchen, regia di Fatih Akin, con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Catrin Striebeck; commedia; Germania; 2009; C.; dur. 1h e 39’

Voto 8 

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