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  18/12/2017 - 04:07

 

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Udine Far East Film9
Corea del sud Vs. Giappone
Uno scontro ravvicinato

 




                     di Matteo Merli


Udine Far East Film 9
Hong Kong & Cina
Corea del sud Vs. Giappone


In questa edizione, possiamo dire che la selezione coreana ha rappresentato le sorprese migliore a discapito della parte giapponese, a mio avviso, servita male e con scelte di titoli infelici che fanno pensare ad un impasse della cinematografia del Sol levante, ma ovviamente non è così. In questo scontro ravvicinato, il vincitore risulta la Corea del sud, perché le opere accreditate al festival attingono ad una cerchia ben ristretta e sembra oculatamente ragionata, dopo le pessime commedie propinate negli anni passati. Il film giapponese d’apertura, Dodoro, purtroppo presenta tutti i difetti del caso nell’adattare un fumetto per lo schermo, dove un samurai guerriero è costretto a lottare contro 48 demoni per riacquistare altrettanti sezioni del suo corpo. In questo film diretto da Shiota Akihiko, l’idea di spettacolarità cozza con una rappresentazione smorta dei personaggi e dell’incapacità di servire l’azione adeguatamente, puntata all’accumulo delle situazioni senza precise istanze di regia. Ma non meglio è servito il piatto successivo con Death note e il seguito Death note: the last name di un artigiano come Kaneko Shusuke, ispirato al manga di successo di Obata Takeshi, nel propinarci un misto tra poliziesco e fantasy, in una confezione incolore, non supportata da un respiro innovativo come avrebbe potuto fare un Miike ispirato. Kaneko segue la traccia della storia, senza mordere lo spettatore, ma illustrando pallidamente il susseguirsi degli avvenimenti, come se fossimo davanti alla televisione. Peggio ancora è Sakuran di Ninagawa Mika, coloratissima e ruffiana rievocazione del quartiere a luci rosse di Yoshiwara nel periodo Edo, nel raccontare l’esistenza di una Oiran ( cortigiana di alta classe ), dove non c’è una minima ispirazione di fondo che sprigioni un significato cinematografico dell’operazione, come un involucro vuoto e noiosamente protratto fino alla fine. Di sicuro non salva le sorti della selezione giapponese Sinking of Japan di Highuchi Shinji, film catastrofico onestamente efficace nella sua diramazione di genere, che si segue senza colpo ferire, ma almeno è qualcosa. Bottino migliore con la Corea del Sud, grazie A dirty carnival racconta l’ascesa di un piccolo gangster e del suo gruppo nel mondo della malavita, tra sangue e vendette. Byung-doo (interpretato dal divo dei drammi televisivi Zo In-sung), è un criminale di carriera ventinovenne, che lavora per il delinquente di medio rango Sang-chul. Oppresso dalle preoccupazioni per la madre malata, Byung-doo avverte la pressione finanziaria su di lui come fosse un sostituto patriarca. Quando il grande capo, il presidente Hwang viene messo con le spalle al muro da un pubblico ministero corrotto, Byung-doo si offre di fare la pelle a quest’ultimo, e si conquista la fiducia del capo. Intanto il suo amico Min-ho, un aspirante regista, gli chiede di fare da consulente per il suo primo film, una storia di gangster non molto diversa dalla sua. L’intervento metalinguistica de “il film nel film” è funzionale alla costruzione drammatica della storia e del destino del protagonista, tracciando dettagliatamente il suo percorso emotivo. Un film di scorsesiana memoria bello e ben ispirato dalla regia di Yoo Ha, autore in ascesa. The Host di Bong Joon-ho, prima di tutto è un film sulla famiglia. Hee-bong è il proprietario di un piccolo chiosco di snack all’interno del Parco cittadino sul fiume Han. Gang-du è uno dei suoi tre figli, un uomo il cui unico scopo nella vita è l’adorazione per la figlioletta in età scolare, Hyun-seo. Completano la famiglia Nam-joo, una campionessa di tiro con l’arco e il fratello Nam-il,un ex studente contestatore, ubriacone e disoccupato. È un gruppo disfunzionale, tenuto insieme solo dalla crisi da affrontare, ma le dinamiche familiari appariranno ben note lungo la loro avventura. Quando una creatura mostruosa ghermisce la giovane Hyun-seo, la famiglia si schiera contro questa sconosciuta minaccia. Tuttavia le difficoltà di questo nucleo è superare le avversità del governo ( infatti principali colpevoli della nascita del mostro, sono militari americani ) più che quelle della creatura amorfa, che agisce rispondendo ai suoi bisogni naturali. Il regista si sofferma maggiormente sulle dinamiche interne ai rapporti familiari, nel riscatto personale dei tre fratelli, che avviene in questo scontro titanico con il mostro, in una forma di redenzione dai loro fallimenti passati, acquistando una nuova coscienza e maturità anche nel dolore intrinseco della perdita del loro padre. Un grande film da recuperare immediatamente. The restless di Cho Dong-oh, da vita ad un fantasy, in cui un guerriero dai poteri di veggente, viene catapultato nel mezzo paradiso, dove ritrova la sua amata e dovrà combattere una battaglia per scacciare i demoni dal cielo, in una confusione tematica debordante, dove non si coglie appieno il senso del copione e ridicolmente esposto ad una sovraesposizione di effetti fine a se stesso. Curioso Righteous ties di Jang Jin storia di un gangster devoto al suo capo che si fa imprigionare dopo un ultimo sporco lavoro, e rispettando il codice d’onore non parla. Scoprendo poi, che il boss lo tradisce alle spalle, alla prima possibilità di fuga non esisterà a vendicarsi. Jang Jin ha sempre effettuato nei suoi lavori i cambi d’atmosfera, tra dramma, commedia e azione in questa ultima opera la sua creatività si nota nella prima metà spensierata del film, dove si dimostra in grado di cambiare situazione sullo sfondo della prigione, con variazioni di toni spudorati poi dopo la fuga il film si incanala in un direzione scontata, non meno efficace ma meno puntigliosa e inventiva. Tirando le somme, il Giappone ha sofferto scelte indubbiamente infelici, mentre quest’anno si è corretto il tiro per quanto riguarda la Corea del sud, ma come sappiamo le sorprese potrebbero arrivare nella decima edizione del Far East Film, ormai appuntamento immancabili per chi vuole conoscere da vicino il cinema di queste due nazioni.

Voto 8 

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