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Cremaster 2
Di Matthew Barney

 


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  18/06/2018 - 07:51

 

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La saga Cremaster
Il lavoro di Matthew Barney
Un viaggio che porta alla distinzione sessuale
Passando da luoghi fantastici a reali, da orifizi e portali

 




                     di Drago (Marco Cisaria)


Cremaster 3, 2002
Cremaster Festival
La saga Cremaster
Matthew Barney
Cremaster 2, 1999


Arte nuova? Una provocazione? Un passato rivisto? E sono infiniti i quesiti che possono sorgere a due giorni dall'anteprima nazionale dell'intera serie di Cremaster.

Con sano scetticismo non ci si può permettere di trascurare questo evento e quindi di riflettere sul lavoro di Matthew Barney, già rivelatosi elemento e personaggio chiave dell'arte contemporanea.

Con l'etichetta di video-artista e un passato da sportivo e modello, Barney si propone con la sua inconfondibile forza ironica ed espressiva, a volte eccessiva, presentando lavori ricchi di intrecci di significati e dalle immagini toccanti.

Già assaggiando le prime immagini di Cremaster si ha la sensazione di un opera per il grande schermo; conoscendone gli attributi, la durata e la trama già si pensa alla proiezione cinematografica; guardandone la qualità e la perizia con cui è curata ogni scena si potrebbe parlare di un prodotto da cineteca degno del blasonato mondo di celluloide in stile Hollywood. Investimenti e qualità mai viste nel mondo dell'arte propongono un prodotto senza eguali che non ha collocazione.

Qualcosa di nuovo o un minuzioso remake di ciò che è gia presente ed è già stato proposto?

Si trovano appigli di tutti i generi in Cremaster, dalla sessualità che ha destato sempre attenzione nel mondo artistico, alle figure mitologiche dai corpi michelangioleschi, al target a cui è destinata l'opera. Un'opera che si trova stretta in un museo d'arte (in cui si avrebbe una fruizione intensa ma non totale dell'opera) e a disagio in un cinema (nel quale la fruizione diverrebbe più vasta ma spesso superficiale).

La video-art che, specie negli ultimi anni, ha fatto parlare di sé (si ricordi Bill Viola, simbolo indiscusso di questo mondo relativamente nuovo), rimane scossa da uno dei suoi stessi "portavoce", che inizia ad intraprendere un percorso che lega l'Arte al Cinema, passando per i media e le grandi messe in scena.
Non si può far a meno di pensare a cosa direbbe ora il saggio Benjamin, che già parlava della riproducibilità tecnica della fotografia, se oggi vedesse Cremaster. Di tempo ne è passato, e dalla fotografia (che propone non una singola immagine, frammento della realtà, ma un estratto di tempo), si è passato ad utilizzare il video (che ripropone una parte di passato più o meno costruito), ora si passa ad un'arte da cinema, e chissà, magari apparirà tra qualche anno in tv.

Tutto ciò sa di ritorno al passato, l'arte che esce dall'ambiente a lei destinato ed entra in altri ambienti, ricerca stupore e spettacolo e nello stesso tempo porta in se una ricca carica espressiva, ribelle, satirica, drammatica. Basta pensare al target a cui ci si rivolge: il popolo del grande schermo che paga il biglietto per vedere una storia, per viverla, per emozionarsi ed il popolo del museo che aspetta di assistere ad un evento.

Ed ecco che Barney ci presenta un'opera dai costi stratosferici, dalla qualità da cinematografica, e che lo vede ideatore, regista e protagonista del suo lavoro, interpretando svariati personaggi e costruendo intorno a se un universo da star, quasi suggerendo di esser l'opera il sinonimo della sua persona, o dell'identità dell'artista; la sua creazione ha trovato sito al Guggenheim Museum di New York, tra poco sarà proiettata in un cinema di Firenze, e poi? Quale altra locazione potrebbe trovare? Maxischermi? Tv? Internet?

Ci si chiede quindi se è l'arte ad utilizzare i media, oppure se quest'ultimi diverranno siti dove nasceranno e per mezzo dei quali verranno proposti i prodotti degli artisti. È qui che il lavoro di Barney trova la sua unicità e preannuncia di segnare un passo nel mondo dell'arte che potrebbe cambiarne la storia. Già la trama di Cremaster suggerisce tutto ciò, un viaggio che porta alla distinzione sessuale, passando da luoghi fantastici a reali, da orifizi e portali… per una distinzione che avviene fra arte e realtà, fra mondo e pensiero, nella quale Barney si "autocolloca" nel mezzo.

Voto 8 

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