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  14/12/2018 - 10:54

 

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Scanner - arte
 


Matthew Barney
Scanner incontra il creatore della saga Cremaster
Ex giocatore di football, ex modello, oggi artista tra i più vezzeggiati al mondo
Il desiderio: multiforme, in continuo divenire, sfuggente e impetuoso

 




                     di Fulvio Paloscia


Cremaster 3, 2002
Cremaster Festival
La saga Cremaster
Matthew Barney
Cremaster 2, 1999


Genitortures. Torture genitali, C'è scritto sulla t-shirt indossata da Matthew Barney: nera e un po' sbiadita, ma lui - aitante che sa di esserlo e quindi si compiace, si autococcola, si pavoneggia, praticamente un sex symbol dell'arte e non sfigurerebbe in un gruppo tipo Backstreet Boys più grandicelli - può permetterselo con il suo corpo longilineo da ex giocatore di football ed ex modello, oggi artista tra i più vezzeggiati al mondo. Eppure, confessa Barney, il sesso non è il punto di partenza della sua opera. Anche se nel capitolo 2 della saga Cremaster sin dai primi fotogrammi regala una penetrazione non simulata, un fallo che si fa alveare con eiaculazione a base di miele, allusione ai liquidi prodotti nell'accoppiamento, oggetti d'arredamento che somigliano a strumenti ostetrici, cieli le cui nuvole disegnano contorni molto simili a genitali femminili: " La mia opera è stata spesso raccontata come un'indagine sulla sessualità che cambia, sulla fluttuazione tra maschile e femminile. In realtà l'oggetto della mia ricerca è il desiderio: multiforme, in continuo divenire, sfuggente e impetuoso. Più che un organo, per me il cremaster (il muscolo che, nel corpo umano, sorregge i testicoli, ndr) è uno strumento, una vera e propria macchina che, per un momento, dedfinisce il desiderio prima che quest'ultimo torni forza bruta, animale". Fino ad oggi Barney ha messo in scena - con un linguaggio cinematografico algido, congelato, misuratissimo - il corpo, immaginandone una mutazione tra il fiabesco e l'allucinato: "Non ho fatto altro che reinterpretare a modo mio il processo vitale che, in ognuno di noi, porta necessariamente una trasformazione- dice-. Racconto il modo in cui una forma combatte per trovare una propria definizione". Un'ossessione per la fisicità che, a suo modo, è molto americana e persino pop: "E' vero, Cremaster potrebbe essere letto anche come distorsione della mania non più solo americana, ma universale, per il corpo perfetto. Sono stato atleta, e nel mio lavoro d'artista c'è qualcosa che rimane di quell'esperienza: la possibilità di dare una forma al corpo, la fatica, la resistenza portata al limite. Di questo sistema, mi interessa ciò che si nasconde dietro l'apparenza: come la volontà, messa a dura prova, possa produrre effetti anche sui muscoli; come credere con forza in qualcosa possa produrre trasformazioni sul corpo umano". Ma con Cremaster 2 (il primo lavoro di Barney più compiutamente cinematografico, con dialoghi e un plot) il discorso si fa più psicologico. Ispirato a The Executioner's Song, il romanzo in cui Norman Mailer racconta la storia di Gary Gilmore - è lo stesso Barney, irriconoscibile, a interpretarlo - che fu il primo condannato a morte dopo la resaturazione della pena capitale negli Usa negli anni Settanta e si rifiuto di chiedere la grazia appellandosi a un principio mormone (il Blood atonement, secondo il quale i peccati possono essere espiati solo con la morte) Cremaster 2 "è una riflessione su come un uomo può spingersi oltre il suo destino. Gilmore lo fa con il corpo (la morte) e con lo spirito, la fede (il credo mormone)". C'è anche Mailer nel film. Interpreta il Mago Houdini, figura ricorrente nell'immaginario di Barney che qui diventa l'icona per eccellenza del "personaggio": "Creando il suo e identificandovisi, Houdini conquistò la libertà che è solo dei miti. Solo Michael Jackson lo ha eguagliato in questa operazione, superandolo, e finendo per essere stritolato dalla sua stessa immagine".

Voto 8 

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