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  20/10/2017 - 21:57

 

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Generazione reality
Quando il falso diventa più vero del vero
Dalla fictio al reality show. E viceversa

 




                     di Olga Rapelli


Ci ha provato Maria De Filippi. E ci è riuscita. Prendi un film che raccontava le vicende di giovani talenti che aspirano ad entrare nel mondo dello spettacolo e a diventare famosi seguendo i corsi di una scuola delle arti. Il film è bello, piace. Ne viene tratto un telefilm. Diventa un vero cult per un’intera generazione.

Prendi poi un paese come l’Italia. Il telefilm diventa un reality. La trasmissione ne prende in prestito anche il nome : “Saranno famosi”. Si urla al plagio. Ma è un successo. Si organizza una seconda edizione. Ma si cambia il nome: viene scelto “Amici”, titolo che Maria De Filippi ricicla da una sua vecchia trasmissione, un talk show che metteva a confronto genitori e figli, vecchi e giovani, conservatori e progressisti, cattolici ed atei. Che fantasia.

Si riconferma il successo dell’anno prima e se ne fa un’altra edizione. Giovani e sgambettanti sconosciuti diventano, grazie ai coniugi Costanzo, piccoli protagonisti della domenica pomeriggio. Celebrità a buon mercato. Che comunque alzano gli ascolti e costano poco. Ma Maurizio Costanzo sa che può fare di più. E si inventa produttore di un telefilm che prende ispirazione dal reality condotto dalla sua signora. E nasce “Grandi domani”. Il cerchio si chiude. O quasi. Magari ne faranno anche un film.

Nata per essere finzione ( chi non ricorda gli applausi e le risate finte…) svago e comunicazione per le grandi masse, la televisione diventa la Realtà, il reality show. Poi abbattute le porte della quotidianità mostrata in tutte le salse, dalle docce alle bestemmie, dal giovane sconosciuto che russa a quello in crisi di astinenza da sigarette che minaccia di commettere atti insani, si arriva all’ “IRREALITY” SHOW, perché dovete dirmi cosa ci può essere di reale in una decina di vip, o presunti tali, o meglio ancora ex presunti tali che lottano per la sopravvivenza forzata su un’isola deserta oppure in una fattoria del Brasile, oppure in un medioevo ricostruito a tavolino?  Assolutamente nulla, eppure evviva il reality show.

Ed evviva il popolo del televoto che decreta, telefonino alla mano, il vincitore. E poi ritorna alla sua vita di sempre, al suo lavoro di sempre, alla sua sopravvivenza di sempre. Telefonino e telecomando alla mano.

Sicuri che in un tempo come il nostro, dove si è così tanto in balia del proprio destino, dove tutto intorno è deciso da altri che non siamo noi, dove l’affermarsi, il realizzarsi, il raggiungere i propri obiettivi non dipende dalle capacità individuali, ma da una combinazione di eventi che spesso sono estranei a noi, ebbene in questo tempo così vacuo, dove il falso diventa più vero del vero, l’italiano medio trova il coraggio di alzarsi dal tavolo degli imputati dove la vita lo costringe ogni giorno, e a mettersi a recitare il ruolo del giudice, e col suo pollice verso piega alle lacrime l’eliminato di turno. E poi va a letto contento, spegne la luce, punta la sveglia ed aspetta la prossima puntata.

Voto 6 

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