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  26/06/2019 - 06:34

 

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Le avventure del primo pollo perso nella rete
Andrea Zingoni
Gino the chicken
Castelvecchi

 




                     di Fulvio Paloscia


C'è chi lo ha descritto come una ricombinazione di genomi provenienti "da un idraulico quarantenne fanatico dei Jefferson Airplane e da una confezione di Pollo Arena acquistata all'Esselunga di Rifredi" (le parole sono di Franco Berardi Bifo, guru della cybercomunicazione antagonista). Chi, molto più semplicemente, un tecnosaggio. Fatto sta che Gino The Chicken è qualcosa di più di un simpatico personaggio inventato dai Giovanotti Mondani Meccanici, destabilizzatori dell'arte elettronica ma anche di quella tout-court. All'inizio doveva essere il testimonial di uno spot pubblicitario. Oggi è un personaggio di culto con una sua storia (smarritosi nei labirinti di Internet, ha alle calcagna la Cia-Chicken Investigation Agency che lo vuole riportare nel mondo reale per mangiarselo arrosto) raccontata in video che hanno fatto il giro di festival di mezzo mondo; con un sito web a lui dedicato che ogni giorno registra migliaia di collegamenti, e una corrispondenza fittissima tra i fan che si scambiano messaggi di posta elettronica su improbabili avvistamenti tra un sito e l'altro. Come se non bastasse, ora c'è anche un libro che vede Gino protagonista di racconti strutturati come file dei servizi segreti. S'intitola Gino the chicken, è edito da Castelvecchi, lo ha scritto Andrea Zingoni, fiorentino, classe '55, fondatore dei Gmm e che attraverso questo pennuto teppista cosmico amante sfrenato del sesso ("perché è un pollo e per tutti i siti porno in rete") spiega il suo inventore) e illuminato fustigatore delle mitologie contemporanee (filosofiche, culturali, massmediologiche), esprime in assoluta libertà le sue caustiche idee. Sull'ipertecnologizzazione isterica, sui paradisi artificiali cibernetici e non, sul benessere fisico e mentale trasformato in merce da supermercato (new age, next age). Il motivo del successo? "Gino affronta gli argomenti prediletti dai massimi teorici del digitale, come Negroponte e De Kerkove, rendendoli assolutamente semplici, alla portata di tutti - spiega Zingoni -; usa la tecnologia non in modo scientifico ma magicvo, finendo poi per essere usato". Con il rischio, dunque, di farci sentire tutti un po' polli. Talvolta il delirio derivante dallo sdoppiamento tra la realtà del suo passato e la prigione informatica in cui si trova a vivere adesso, porta Gino a sostenere tesi immodeste (una su tutte: se lui è un gallo virtuale, allora tutti i tamagotchi del mondo - essendo pulcini anch'essi virtuali - sono figli suoi) salvo poi riscattarsi quando si abbandona a riflessioni argute su temi importanti e alti (la vita artificiale è da considerarsi vita?). Nei video ci sono tanti elementi che contribuiscono a fare di Gino il personaggio comico e paradossale che è: come si muove, la voce velocizzata e poi di colpo rallentata, effettatissima. Nel trasferirlo nella pagina scritta, Zingoni ha cercato di restituirgli la sua logorrea adrenalinica in uno stile dove c'è cortocircuito tra tradizione e avanguardia, dove i termini scientifici si mescolano al toscanaccio puro (nonostante Internet, Gino rimane sempre un pollo chiantigiano), dove i voli aulici cadono in picchiata mescolandosi a quell'inglese light che ognuno di noi oggi deve parlottare se vuole sopravvivere. Il risultato? Un mix esilarante tra Benigni e Bill Gates.

Voto 7 

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