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  21/09/2019 - 11:03

 

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Tom's Bar
Di Berardi & Milazzo
Hard-boiled school

 




                     di Moreno Burattini


"Le buone storie, per quanto mi riguarda, sono quelle con dei buoni personaggi". In questa sua frase (quasi un aforisma), tratta da una vecchia intervista, Giancarlo Berardi svela lo spirito di tutta la produzione uscita a sua firma negli ultimi venticinque anni. Prima delle storie, vengono i personaggi. E se questi sono buoni, sono buone anche le storie. Quasi un sillogismo aristitotelico. Un ipse dixit. E Thomas Steele, di Chicago, è un personaggio con i fiocchi. Se la produzione (finora) non fosse limitata a soltanto quattro racconti brevi il più lungo dei quali conta sedici tavole, verrebbe da dire che sia il migliore fra tutti quelli usciti dalla penna dello sceneggiatore più bravo del mondo. No, non la sto sparando grossa. Ken Parker, che del mondo è il più bel fumetto, ha potuto dimostrare il suo spessore attraverso una saga ventennale lunga quasi novanta episodi; Tom se la cava egregiamente in neppure cinquanta pagine. Nonostante l'età. Nonostante non sia né bello, né biondo, né prestante e non vada a cavallo. Nonostante non sia dalla parte della legge, ma un malavitoso in pensione. Uno che quando gli parlano di Al Capone dice "quelli erano tempi". Lo dice, è vero, ma dallo sguardo si capisce che non lo pensa, o se lo pensa è solo per ricordare gli anni in cui era più giovane. Già, perché qui la magia di Ivo Milazzo, l'autore dei disegni, si aggiunge a quella dei testi di Berardi: gli sguardi dicono di più dei balloon. Tom Steele gestisce un bar che porta il suo nome nell'insegna nella Chicago degli Anni Quaranta. Il clima è quello dei romanzi di Chandler e Hammett. Non è un caso. Nella stessa intervista a cui si accennava all'inizio, Berardi spiega: "Io, per ragioni forse anche generazionali, sono molto vicino alla scuola dei duri, l'hard-boiled school. Perché, come scrisse Chandler, questa fu la scuola che pose il delitto laddove il delitto avveniva: per la prima volta veniva ambientato nel tessuto sociale in cui accadeva". La prima storia reca una data: 6 dicembre 1941. L'ultima svela i trascorsi di Tommy. Da giovane, presumibilmente trent'anni prima, era l'uomo di fiducia di un gangster: Clyde. Però, aveva una pericolosa relazione con la donna del boss, Iris. I due cercano disperatamente un modo per sganciarsi dalla gang e rifarsi una vita insieme, altrove, possibilmente lontano. Ma non ne hanno il tempo: Clyde li scopre e Tom, per salvarsi, è costretto a ucciderlo. Lui e Iris decidono di dividersi perché da solo il giovane Steele avrà maggiori probabilità di cavarsela. Si danno però appuntamento in un locale, il "Blue Dahlia". Dice lei: "Ti aspetterò ogni Natale... al Blue Dahlia". E Tom: "E' un'idiozia romantica, Iris! Non ci vedremo mai più!". Lei lo guarda accorata: "Può darsi! Ma quando potrai, a Natale prenota un tavolo per due... io ci sarò!". Tom Steele diventa un cane sciolto, braccato dai suoi ex-compagni. Non sappiamo come sia riuscito a risolvere la questione, attraverso quali drammatiche avventure abbia potuto arrivare vivo fino alla vecchiaia. Sappiamo però che fra i malavitosi il suo nome incute timore e rispetto. Quando un balordo di strada entra nel bar a chiedergli il pizzo, Tom non batte ciglio. Gli torce il polso e gli dice di riferire a chi lo manda che lì "c'è Tommy Steele". Il balordo allibisce: "...Steele? Voi siete QUELLO Steele?". Sicuro, proprio quello. Quello che ogni Natale prenota un tavolo al Blue Dahlia e attende che Iris ritorni. Quello che compra tutto il mazzo di rose dalla vecchia mendicante che passa a venderle fra i tavoli, perché siano pronte nel caso Iris arrivi davvero. Quello che finge di non sapere che Iris è proprio la mendicante, che si accontenta di riverderlo in quella maniera perchè si vergogna a farsi riconoscere vecchia e povera. Ma anche quel Tommy Steele che la vita ha reso vecchio e saggio e che ripete: "La gente la giudico dalla faccia, non da quello che dice". E se anche continua a dare rifugio ad amici ricercati dalla polizia o dalle gang rivali, se continua a procurare armi a chi ne ha bisogno, cerca di impedire che altri commettano i suoi errori. Non fa mai la paternale e rispetta le scelte altrui, anche quelle che sa già dove porteranno. Però, senza mai aver l'aria di far calare dall'alto i suoi consigli come se fossero il verbo divino, prova a mettere i più giovani sulla strada giusta, per evitare che sbarellino fin dall'inizio. Quando il garzone di un venditore di ghiaccio che lo paga poco, gli confessa di voler lasciare la ditta e mettersi nel giro delle scommesse clandestine, Tom non dice: "Non lo fare". Dice: "Sei un ragazzo in gamba, sempre puntuale, educato... sono certo che se chiedessi un aumento al tuo direttore... magari potrei parlargliene io o qualche altro negoziante del quartiere...". Ce ne vorrebbe davvero, di gente come Tom. In ogni città. In ogni tempo.

Voto 7½ 

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