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  10/02/2012 - 09:51

 

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Scanner - musica
 


The Muse
Italian tour 2007
Grinta lucida accanto al David
Hanno inaugurato alla grande il 30 maggio 2007 al Piazzale Michelangelo di Firenze i quattro mesi di FI.ESTA, il programma di Firenze Estate 2007

 




                     di Giovanni Ballerini


Con un set impeccabile e visionario i Muse hanno confermato di essere la formazione europea del momento. La strepitosa alternative rock band inglese ha inaugurato alla grande mercoledì 30 maggio 2007 alle 21,30 al Piazzale Michelangelo di Firenze i quattro mesi di FI.ESTA (il programma di Firenze Estate 2007 inventato da Piero Pelù) con un concerto in cui la grinta e la poesia crepuscolare e apocalittica del gruppo è stata esaltata anche da una scenografia perfetta, moderna e spregiudicata quanto basta per ben figurare nei pressi del David sopra a Firenze.

Immagini video (di repertorio, originali e altre create sul momento grazie a una studiata ed efficace interazione live), un gioco visuale inarrestabile, incalzante, sferzante, come la musica ben diffusa da un potente impianto di amplificazione sospeso. Grande brit pop e soprattutto una comunicazione irruente, irrefrenabile, con una creazione in presa diretta spalmata su varie superfici: i tre maxi schermi, la simil astronave di led che incoronava la batteria di Dominic Howard in un pulsare continuo e vitale, vari punti del palco avveniristico, gli occhi della gente. Flash di arte contemporanea, luci computerizzate e una sventagliata di immagini hanno fatto esplodere le emozioni dei tanti fan (9.063 i biglietti venduti) anche dal punto di vista visivo. Una sinergia fra i linguaggi che ha caratterizzato senza posa tutto il palco che, fuori dalle consuetudini del pop, è stato spazzato da un’inarrestabile esplosione di fresca energia, Padroni della situazione i Muse che, dopo Juliette Lewis, che con i suoi Juliette & The Licks, ha aperto la serata, hanno attaccato la performance con “Knights of Cydonia”, subito doppiata da “Super Massive”. L’ispirato performer Matthew Bellamy e Chris Wolstenholme a ogni pezzo hanno alternato una chitarra e un basso diversi e i momenti più soft sono stati sottolineati da un piano a coda elettrica, con la tastiera illuminata e la copertura trasparente. Pezzi dandy per un gruppo tosto, emotivo e sensibile al tempo stesso. In rassegna i brani dei quattro fantastici album della formazione, compreso l’ultimo “Black Holes And Revelation”, per un concerto ben orchestrato, di successi vecchi e nuovi. The Muse, dalla metà degli anni 90 illuminano (senza mai ripetersi) di intensità compatta e seducente la dark side del pop rock, ma a Firenze hanno dato quel qualcosa in più che si dà nelle occasioni speciali, in quei momenti in cui la band on stage e il pubblico sono una cosa sola. E le emozioni diventano palpabili e condivise. 80 minuti senza pause o flessioni. Un vortice per “Black Hole”, come pure su una dilatata “Feeling Good”. Un bel crescendo con “Plug in Baby”, la popolarissima “Starlight”, poi il gran finale con l’affascinante hit “Stockholm Sindrome”. Nel mezzo la grinta lucida dei Muse. E non è poco.

Voto 8 

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