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  30/06/2022 - 03:53

 

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Scanner - musica
 


Francesco Guccini
Stagioni
[Emi 2000]
Il nostro barista ideale...

 




                     di Paolo Boschi


Torna Francesco Guccini da Modena, classe 1940, il tuo barista ideale, come lo definiva Ligabue in Un altro giorno è andato, autobiografia-confessione ufficiale dello storico cantautore tra la via Emilia e il West, come lo aveva rappresentato del resto nel suo Radiofreccia, nel ruolo di un disancantato ed ironico gestore di un bar di provincia, uno dei più riusciti del film. Guccini ritorna con un titolo che ancora una volta allude al tempo che scorre senza sosta, ovvero Stagioni, diciannovesimo album in carriera, ennesima tappa del suo personale viaggio nella canzone d'autore italiana. Si tratta di un disco a doppio fondo, uno specchio che riflette un passato pesante, dove Guccini si guarda continuamente, per poi raccontarci ciò che vede oggi. Anche per questo qualcuno dirà che si tratta di un episodio ripetitivo: forse, ma ci vuole coraggio, immaginazione, e perfino un po' di poesia per cantare per l'ennesima volta un mito della propria giovinezza, come Ernesto Che Guevara, eletto a simbolo trasversale di intere generazioni, e riuscire insieme sincero ed originale. E Guccini, semplicemente, regge alla sfida: la sente sulla propria pelle e dà vita alle parole magari vergate sulla carta davanti al caminetto con un bicchiere di vino in mano. E Che Guevara nella title track semplicemente rinasce, torna a nuova vita in una canzone che racconta cosa provocò la sua morte in una generazione che oggi ha sessant'anni: una canzone che parla anche a chi di anni oggi ne ha magari trenta o venticinque, ma sente (o intuisce) la pesante eredità di un nome, di un modo di pensare, di intendere la vita. Sicuramente Stagioni non è un disco di rottura, piazza le sue critiche tra le righe ma forse, proprio per tale motivo, colpisce e arriva al punto quasi senza accorgersene, risveglia a freddo, per così dire. E poi è il classico album che da Guccini ci si può attendere, l'ultima rilettura, l'ultima critica ai massimi sistemi: come succede in Addio, quasi L'avvelenata vista da una prospettiva moderna, con il cantante che si presenta "non artista, solo piccolo baccelliere, perché per colpa d'altri, vada come vada, a volte si vergogna a fare il suo mestiere". Un bel disco anche dal punto di vista della varietà dei registri toccati: spesso utilizzati per descrivere nostalgie infinite, come accade in Autunno, in E un giorno…, nella morbidamente jazzata Inverno '60, o ancora nellla stessa Stagioni, dolceamara ma viva nel suo ritmo latinoamericano di base. E la riletture romanzesche? L'ultima in ordine di tempo è Don Chisciotte: scelta riuscita, resa felicemente dal duetto Don Chisciotte e Sancho Panza, un mordace Guccini e il chitarrista "Flaco" Biondini, perfettamente calati nella parte. Poi c'è il sigillo ad un'amicizia significativa: quella con Ligabue, sfociata nella splendida Ho ancora la forza, canzone scritta a quattro mani dal Liga e dal maestro cantautore, quasi a sancire una linea ideale di continuità nella musica italiana che arriva, tout court. Le otto canzoni di Stagioni finiscono d'altra parte per arrivare tutte a segno, anche la suggestiva introduzione con l'attacco di Addio, che giunge chiaramente a chiudere il discorso. Per questa volta, perché Francesco Guccini, si sa, di cose da dire ne ha sempre in serbo. Anche nel relativo tour che, nel mese aprile, lo porterà il 3 al Paladozza di Bologna, l'8 al Filaforum di Assago, il 14 al Palasport di Firenze e il 29 al Palasport di Catania.

Francesco Guccini, Stagioni [Emi 2000]

Voto 8 

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