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  03/09/2010 - 09:26

 

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Scanner - musica
 


Diamanda Galas

L'estremizzazione dello strumento voce
Preferisce da sempre la furia vocale, l'intensità al bel canto

 




                     di Giovanni Ballerini


Diamanda Galás: Guilty Guilty Guilty, 2004
Diamanda Galás: La Serpenta Canta, 2002


Non può dirsi piacevole o di facile ascolto la voce della Galàs, così come le sue opere non si possono dire proprio commerciali, eppure nel 1994 (con l'album "Sporting Life", prodotto dallo John Paul Jones, bassista dei Led Zeppelin) scalò le classifiche della pop music, mentre più recentemente ha prestato la sua particolarissima voce alla colonna sonora di " Mission Impossible 2". In realtà, in questo, non c'è nessuna contraddizione: Diamanda è un'artista a tutto tondo, stimata e apprezzata non solo da un ristretto pubblico "cult". Ovviamente la Galas, che ( di nuovo in tour) propone la sua ultima performance " La Serpenta Canta" sabato 11 maggio al Nuovo Auditorium Parco della Musica di Roma e il 14 maggio 2002 al Teatro Aurora di Scandicci (per Music Pool e Istituzione Servizi Culturali Comune di Scandicci), preferisce da sempre la furia vocale, l'intensità al bel canto. E attraverso un'espressività deflagrante e un uso primordiale (eppure sofisticato) dell'elettronica è riuscita a rivoluzionare il concetto stesso di canto. Il bello è che questa sua vocalità esasperata è probabilmente una reazione al divieto di cantare che i suoi genitori (greci di religione ortodossa emigrati a San Diego), consideravano un'espressione artistica peccaminosa. Il peccato, nel vangelo deviante di Diamanda Galàs, è invece nelle menti degli alfieri del moralismo e dell'ipocrisia, come testimonia "You Must Be Certain Of The Devil", la terza parte della trilogia "Masque Of The Red Death" dedicata al dramma dell'Aids. Diamanda Galàs debutta nel 1979 con "Wild Women with Steak Knives": la Galàs allora si definì come una via di mezzo tra la Callas e " L'Esorcista". A scoprire il suo talento di Diamanda (che, come le grandi cantanti liriche, ha quattro ottave di estensione) fu il Living Theatre, che le propose di esibirsi nei manicomi. Nei primi anni '70 la Galas ha invece collaborato a Los Angeles con jazzisti d'avanguardia come David Murray, Butch Morris e Mark Dresser. Da allora la viscerale voce della Galas, ha caratterizzato esibizioni, album e spettacoli sempre più intensi e controversi: la cosciente furia delirante con cui Diamanda calca il palcoscenico è infatti tesa a una identificazione estatica e sciamanica con la musica. Quella della performer nata a San Diego da immigrati greci è infatti una una sperimentazione senza posa che, attraverso l'estremizzazione dello strumento voce, aggiunge un'incredibile tragicità ai temi che affrontano le sue canzoni, le sue opere, i suoi spettacoli evento. Negli anni '80 la sua ricerca artistica la porta a confrontarsi con la tradizione Gospel e Spiritual, che però rilegge in maniera del tutto personale grazie alla sua furia vocale. "Plague Mass" è considerato il suo progetto più conosciuto, con il quale la cantante si esibì in una cattedrale di New York, mentre sulla copertina del disco si lasciò ritrarre ricoperta di sangue. L'opera è stata scritta dopo la morte del fratello nel 1986 per Aids. Nei testi la Galàs attacca violentemente la Chiesa Cattolica per le sue posizioni riguardo al sesso, e con queste dichiarazioni la cantante si guadagnava anche l'accusa di blasfemia.

Voto 8 

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