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  06/07/2020 - 08:30

 

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Scanner - musica
 


Simone Cristicchi
Centro di Igiene Mentale
Un coinvolgente concentrato di musica e parole sulla follia
Live il 17 Ottobre 2006 al Bar Ulisse, nel Parco Ex-Manicomio San Salvi - C.I.M.- di Firenze

 




                     di Tommaso Chimenti


Simone Cristicchi, dopo Sanremo 2007, tour Feltrinelli e Fnac
Simone Cristicchi, Fabbricante di Canzoni, Sony BMG, 2006
Simone Cristicchi, Centro d’igiene mentale tour, 2006


Ho scoperto un artista. Quadrato, equilibrato, teatralmente composto. In poche parole maturo nonostante i ventinove anni e la botta di successo piovutagli addosso, con infiniti premi al seguito, ultimo il Tenco, dopo aver composto “Voglio cantare come Biagio”. Ma lo show, “Centro d’igiene mentale” (vincitore del Festival Gaber) perché di vero e proprio show si deve parlare, andato in scena all’Ulisse Bar a San Salvi, è un concentrato di musica e parole con filo conduttore i manicomi ed i matti. Simone Cristicchi, accolto da un pubblico nutrito e prettamente al femminile, ha sfornato una prestazione super riuscendo, e non era facile vista l’etichetta di canzoni leggere da Festivalbar o da Sanremo appiccicatagli addosso da qualcuno, a far ricredere gli scettici, a convincere ulteriormente i fan delle canzoni del primo album “Fabbricante di canzoni”. All’ombra del silos di cemento, che molto sa di casa del Grande Puffo o del Gazometro romano dei Tiromancino, Cristicchi arriva con doppia giacca, le scarpe da Charlot, messe sulle dieci e dieci, la patta dei pantaloni aperta. La narrazione è smaccatamente alla Ascanio Celestini (“Pecora nera”), nato nello stesso quartiere, ma non è né un difetto né una diminuzione del talento. Valigia e scimmietta di peluche portafortuna al seguito. “C.I.M.” sarà pubblicato in primavera da Mondadori. Dopo il primo monologo ha già conquistato tutti. Scorrono nelle sue sillabe i matti del suo personale manicomio con tutta la loro solitudine, (qui la mente vola ad Alda Merini o Dino Campana) prima che parta un cover de “I matti” di De Gregori, lenta, quasi parlata. Non manca certo l’ironia: “Se la montagna viene da te e non sei Maometto, scappa è una frana”, “La crisi della discografia? L’ernia del disco”. Arriva puntuale “Che bella gente” critica esplicita al benpensantismo diffuso, al cattocomunismo di maniera: un grido moderno come Guccini quando sobbalzava nel suo “non comprate i miei dischi e sputatemi addosso”. Che non traggano in inganno i ritornelli semplici, facili e fanciulleschi, la sostanza c’è, e si vede, tra le righe delle filastrocche infantili (“Morlacca”). Un applauso ai defunti Bindi, De Andrè, Modugno, Mia Martini, Endrigo e poi è pronto per l’umile inchino cantando “Non insegnate ai bambini” di Gaber. Lode.

Voto 8 

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