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Pasticceri
Io e mio fratello Roberto
Io e mio fratello Roberto
Cantiere Florida 17 novembre 2006, al Teatro Metastasio di Prato dal mercoledì 2 a domenica 6 gennaio 2008

 




                     di Tommaso Chimenti


Teatro Cantiere Florida, Musa di Fuoco, stagione 2006 - 2007
Romeo & Giulietta, drammaturgia e regia di Leo Muscato, 2007
MacBeth, regia Elena Bucci in collaborazione con Marco Sgrosso, 2007
Pasticceri, Io e mio fratello Roberto, Capuano - Abbiati, 2007


Se doveva essere uno spettacolo comico il duo Capuano-Abbiati non è riuscito nell’intento. Se doveva essere l’ennesima riproposizione dell’abbinamento teatro-cucina le Ariette degli esordi non sono neanche lontanamente paragonabili. Forse il primo spettacolo della stagione 2006 Musa di Fuoco al Cantiere Florida e il primo del 2008 al al Teatro Metastasio di Prato avrebbe potuto essere “la storia di un pasticcere troskista” come Nanni Moretti minaccia alla fine di “Caro Diario”. Anche in “Due” con la compagna Palminiello, Capuano, (“La cura”, “Le sante”, “Zero spaccato”), uscito anni fa dalla scuola del Laboratorio Nove, non riuscì a convincere con quella sorta di ilarità grottesca e silenziosa, giocando sull’assurdo ma senza andare a toccare le corde profonde dell’animo umano ma sempre restando sospeso in bilico tra la risata facile, già vista e rivista, ed un teatro beckettiano o pinteriano difficile da riprodursi. Le parole sembrano essere un puro riempitivo tra le infinite canzoni che scorrono e le torte che devono essere preparate per darle in pasto alla platea. La musica dicevamo. Alle spalle dei due pasticceri pasticcioni, i cui profili non sono assolutamente delineati, ci sono due foto santini di Frank Zappa, che in effetti somiglia ad Abbiati (Premio Fiesole per le arti per “Una tazza di mare in tempesta”, “Il mio regno per un pappagallo”, “Il viaggio di Girafe”). Ma le due foto servono soltanto a pretesto per questa “battuta” (?) che lascia interdetti. Poi passano a velocità incredibile Lou Reed, Prince con “Kiss”, Alan Sorrenti con “Tu sei l’unica donna per me”, per poi passare ad un Ramaja di vaga sensazione Elio e le storie tese, per approdare ad “Only you”, “Pensami” di Julio Iglesias, ma parlata, “Valentine”, per concludere con “Angel” dei Rolling Stone. Se a queste canzoni con coreografie identiche, alla “Full Monthy” per capirsi con sculettamenti vari, ci aggiungiamo i continui riferimenti a Cirano, Abbiati ha recitato nel “Cirano, un giardino sulla luna” di Francesco Niccolini quindi aveva già collaudata la parte, con l’immancabile innamorata Rossana, il testo, di per sé inesistente, è già pronto. Si aspetta, con buchi enormi di silenzio, soltanto che, finalmente, le torte siano pronte, per riempirsi la bocca come nel migliore “panem et circenses”. Manca l’anima, la poesia, il guizzo, l’attimo che ti tiene incollato a sentire la fine della storia. La curiosità emotiva. Solo in un attimo, fuggevole, si ha la netta sensazione che la piece stia svoltando, che si possa, tra tanta musica e chiacchiere inutili, arrivare anche ad un lirismo che avvicini i personaggi e che ci faccia entrare più nel vivo delle loro esistenze lasciate in sospeso. Capuano racconta: “Eravamo in macchina, nostro padre guidava, noi due dietro sbadigliavamo. Dopo la curva eravamo in tre a ridere”. Ecco l’attimo, ecco il brivido che fa di un testo una scossa nella schiena. Invece si riprende con il tran tran di pentole e fornelli e la frase cade e muore nel vuoto. Capuano vuol fare il verso ad Albanese, senza però riuscirci, mentre il clown Abbiati, il migliore tra i due, ha la faccia di gomma ed irregolare che suscita simpatia, ma da qui a fare uno spettacolo teatrale decente ce ne corre. In platea, tutto esaurito per la prima stagionale al Cantiere Florida, si sganasciano di pancia, sguaiati, ma, come cantava Guccini, “il pubblico è ammaestrato e non ti fa paura”. Per finire altra parodia, stavolta da Forrest Gump: “La vita è una torta, prendi quella che ti piace e tagliatene una fetta”. Come diceva Bartali: “L’è tutto da rifare”.

Voto 6 ½  

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